LA VERITA'

La verità si divide in "verità di fede" e "verità di tortura". Della verità pura e semplice non frega niente a nessuno.

lunedì 4 febbraio 2008

I vescovi cattolici e la protezione della pedofilia nella società civile.

Se noi affermiamo l’esistenza di attività omertosa da parte della chiesa cattolica nella protezione dell’attività pedofila dei preti cattolici e indichiamo l’origine di tale omertà nelle attività religiose di Gesù nei vangeli, la cronaca, anziché smentirci continua a fornire conferme alla nostre argomentazioni.
Sia il magistrato della Procura di Milano (mi sfugge il nome) che il magistrato che ha indagato su don Gelmini, hanno denunciato come vi siano, da parte della chiesa cattolica, attività omertose, se non addirittura delle pressioni, affinché le indagini sulla violenza sessuale nei confronti dei bambini non vengano svolte.
Le nostre argomentazioni non hanno l’intento di dimostrare di aver ragione, ma quello di individuare esattamente le cause degli atti criminali che inducono a comportamenti insani e devastanti all’interno della società civile. Saremmo lieti se, anziché ricevere insulti, qualcuno ci dimostrasse che non è vero! Gli insulti che ho ricevuto, altro non fanno che confermare l’esattezza dell’analisi.
La notizia che riporto viene dalla Svizzera dove è in corso un forte dibattito in relazione all’attività pedofila dei preti cristiani nel tentativo di riaffermare il loro diritto di proprietà nei confronti dei bambini.

Riporto l’articolo prendendolo dal sito:

http://www.tio.ch/aa_pagine_comuni/articolo_interna.asp?idarticolo=374686&idsezione=9&idsito=1&idtipo=290



Notizia del 24/01/2008

SVIZZERA
Preti pedofili?
Nessun altro caso pendente in Svizzera Querelle sulla pedofilia tra la Regione Ticino e il Giornale del Popolo

BERNA - Oltre ai due casi venuti alla luce di recente in Svizzera romanda, nessun´altra indagine nei confronti di sacerdoti sospettati di atti pedofili è attualmente in corso. È quanto emerge da un sondaggio effettuato dall´Agenzia Telegrafica Svizzera presso le sei diocesi svizzere.
Il dibattito intanto si concentra in particolare sulle direttive interne alla Chiesa cattolica, che fissano il comportamento da seguire in caso di preti sospettati di pedofilia. Le regole introdotte nel 2002 dalla Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS) prevedono che il vescovo ascolti le vittime di un presunto prete pedofilo. Se i fatti trovano conferma, al prete viene chiesto di autodenunciarsi.
Per i responsabili di una diocesi l´obbligo di denuncia alla magistratura è prevista soltanto "se esiste un forte rischio di recidiva che non può essere scongiurato in altro modo". W Müller, portavoce della CVS, non è stato in grado di dire oggi se le autorità ecclesiastiche intendano introdurre direttive più vincolanti su questo argomento. "Sono forse necessarie formulazioni più chiare", ha ammesso Müller. "Ma prima di deciderle, dobbiamo esaminare i casi recenti".
Il vicario generale giudiziario della diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo, Nicolas Betticher, aveva reso pubblico ieri il caso di un prete della sua diocesi che è stato denunciato alla magistratura per sospetti di pedofilia. Betticher non ha però reso noto altri particolari.
L´altro caso, di cui la stampa ha riferito nelle ultime settimane, riguarda un prete pedofilo di 67 anni che attualmente vive nel convento di Montcroix a Delémont (JU). Il sacerdote, che è ritornato in Svizzera nel 2005, è indagato dalla magistratura giurassiana ed ha ammesso palpeggiamenti a carattere sessuale commessi nel 1992 in Francia, nella regione di Grenoble, su un suo nipote di 12 anni. Il religioso ha inoltre confessato di aver abusato di un ragazzino di dieci anni a Lully (FR) nel periodo 1985/1986. Per questo motivo era stato trasferito in Francia.

Notate come in questo articolo i cattolici si separino dalla società civile. I bambini che hanno subito violenza devono continuare a tenersi la violenza e non devono chiedere giustizia. Il prete pedofilo può essere denunciato, secondo i vescovi cattolici, soltanto se: “se esiste un forte rischio di recidiva che non può essere scongiurato in altro modo". Per questi vescovi la società civile Svizzera è fatta da persone senza dignità e senza moralità ed essi si possono permettere di violentarli senza che costoro possano invocare giustizia.
Questo disprezzo dei cattolici e dei cristiani in generale per la società civile e le sue istituzioni, sono quanto di più offensivo si possa immaginare. La libertà del cristiano di violare la legge e violentare il bambino deve, secondo i vescovi, essere protetta a meno che il prete cattolico non ripeta il suo gesto! E’ come se non bisogna denunciare un assassino a meno che chi ha ucciso non ritorni ad uccidere. Si tratta di una logica aberrante, inumana, criminale, capace di manifestare tutto il disprezzo e l’odio che i vescovi cattolici hanno per la società civile e i loro sforzi nel disarticolare la società civile per ripristinare la monarchia assoluta che consenta loro l’impunità assoluta nel violentare le persone!
Riflettete attentamente quando avete a che fare con un cristiano. Il cristiano chiama libertà il suo “diritto” a delinquere nei vostri confronti senza per questo dover rispondere alle leggi civili!
05 febbraio 2008
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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