LA VERITA'

La verità si divide in "verità di fede" e "verità di tortura". Della verità pura e semplice non frega niente a nessuno.

martedì 26 febbraio 2008

Ratzinger paragona Marx all'onnipotenza immaginata del suo dio!

“Gli uomini si liberano dalla “città di dio”, la Nuova Gerusalemme, costruita dai cristiani. Ratzinger paragona Karl Marx al suo dio!”

Si tratta del commento al ventunesimo paragrafo dell’Enciclica Spe Salvi di Ratzinger.
In questo ventunesimo capitolo Ratzinger tenta di attribuire gli orrori sociali che il cristianesimo ha imposto agli uomini, al loro desiderio di libertà attribuendo a Karl Marx quell’onnipotenza che normalmente attribuisce al suo dio padrone.
Dopo questo ventunesimo capitolo Ratzinger manifesta tutto il suo odio: lui è dio padrone, la società degli uomini deve sottomettersi. Dal ventiduesimo paragrafo Ratzinger si pone il problema sul come fare per stuprare la società civile oggi, dopo che gli orrori del passato lo vedono responsabile di strage e di genocidio assieme al suo dio e al suo profeta. Come, si chiede Ratzinger, posso riprendere il controllo degli Esseri Umani imponendo loro la mia verità e costringendoli a rinunciare all’apertura verso il futuro che si sono conquistati abbattendo il filo spinato di quel campo di sterminio che noi, cristiani, abbiamo edificato chiamandolo “città di dio”, la nostra Nuova Gerusalemme della quale eravamo i padroni?
In questo paragrafo, Ratzinger, consapevole che il materialismo dialettico sia infinitamente più spirituale che non la patologia psichiatrica espressa dalla fede cristiana, tenta di offendere Karl Marx attribuendogli quell’onnipotenza che, nella sua fantasia malata, attribuisce al suo dio.

Estraggo dal testo:

----

L’uomo non è creato dal dio padrone che obbedisce alle affermazioni. Così, se è necessario abolire la “servitù della gleba”, il risultato che si immagina è la società precedente, ma senza la servitù della gleba. Non si immagina quali trasformazioni questo comporta. Non si immaginano i risultati che si innestano. Si sa che in quel presente la servitù della gleba funge da ostacolo allo sviluppo. Ma quando si abolisce la servitù della gleba si liberano forze immense nella società e nulla potrà né essere come prima né essere ciò che le persone immaginavano prima dell’abolizione della servitù della gleba.
Così né Marx né nessun altro dice come le cose dovrebbero procedere, perché né Marx né nessun altro è il padrone della vita come Ratzinger immagina il suo dio padrone sapiente che, però, sta solo nella sua immaginazione patologica.
La nuova Gerusalemme, nella testa malata di Ratzinger, è la fine delle trasformazioni della vita! La fine della vita stessa nella verità manifestata da un presente che chiude ad ogni futuro: e questo, non può essere!

Dice Ratzinger:

“Allora, infatti, sarebbero state annullate tutte le contraddizioni, l'uomo e il mondo avrebbero visto finalmente chiaro in se stessi. Allora tutto avrebbe potuto procedere da sé sulla retta via, perché tutto sarebbe appartenuto a tutti e tutti avrebbero voluto il meglio l'uno per l'altro. Così, dopo la rivoluzione riuscita, Lenin dovette accorgersi che negli scritti del maestro non si trovava nessun'indicazione sul come procedere.”

Oltre tutto la rivoluzione Russa non aveva nulla a che vedere con le osservazioni di trasformazione sociale marxiane. Che i servi della gleba tendessero ad andare verso una società in cui le loro condizioni di vita erano migliori era del tutto ovvio, ma che la manifestazione della tensione sociale fosse così forte da accelerare i processi sociali era inimmaginabile anche dallo stesso Marx. La socializzazione dei mezzi di produzione era un’ipotesi che Lenin dovette adottare proprio per l’uscita dalla situazione di servitù della gleba senza la presenza di una borghesia storica e socialmente diffusa.
La gestione di uno Stato non era un problema che Marx si era posto, perché non aveva mai preso in considerazione che uno Stato potesse essere gestito da masse popolari specialmente in quella situazione in cui si è verificato. Per Marx doveva nascere una borghesia. Nell’URSS questa borghesia nacque nella forma di “burocrazia di partito” per poi trasformarsi nella borghesia attuale.
Per contro, i cristiani sapevano perfettamente come si gestisce lo stato e come il dio padrone impedisca a chiunque di metterne in discussione le decisioni e, infatti, la gestione dello Stato Sovietico fu un adattamento del cristianesimo all’ideologia socialista. L’idea organizzativa dei soviet fu quella del comunismo dei vangeli (dagli al ricco). Soltanto la cultura universitaria trattava Marx e la scienza. Quando si trattava di gestire le relazioni fra cittadini e fra cittadini ed Istituzioni e fra Istituzioni, si usava l’ideologia cristiana: compresa l’organizzazione dei gulag di staliniana memoria.

Il testo completo lo trovate all’indirizzo:

E trovate tutti i paragrafi commentati all’indirizzo dell’Enciclica Spe Salvi:
http://www.stregoneriapagana.it/spesalvi.html

------
Nel commento al ventunesimo paragrafo dell’enciclica Spe Salvi si sono usate ampie citazioni dal testo: “Storia delle donne, l’Ottocento” di Fraisse e Perrot Edizione Laterza.

E’ complesso commentare Ratzinger, non tanto per una questione di cultura, ma perché è necessario comprendere, e far comprendere al lettore, che quando parla Ratzinger, in realtà, parla il dio padrone. Ratzinger manifesta i diritti insindacabili del suo dio padrone contro gli uomini e contro l’intera umanità che offende sistematicamente.
Se non si riesce a comprendere che Ratzinger, quando parla, si ritiene il padrone delle persone in quanto manifestazione in terra del suo dio padrone e in quella veste si ritiene in diritto di offendere le donne, la Costituzione, la Società Civile, la Morale Sociale, in diritto di stuprare bambini perché lui è “morto alla legge”, è “al di là della legge”, non si può nemmeno comprendere che cosa è successo all’università La Sapienza e nemmeno perché Ratzinger ha il terrore di discutere con chi non è d’accordo con lui!
Cosa pretendevano gli studenti de La Sapienza? Di contestare dio?

e-mail claudiosimeoni@libero.it

Nessun commento:

Posta un commento