LA VERITA'

La verità si divide in "verità di fede" e "verità di tortura". Della verità pura e semplice non frega niente a nessuno.

giovedì 24 aprile 2008

Manipolazione mentale dei ragazzi e imposizione dei sensi di colpa ad opera della chiesa cattolica.

Tratto da. “La prima formazione religiosa e morale della giovane” di Beaudenom - Torino, Società Editrice Internazionale, pag. 82

DIO SOMMO PADRONE!

“Supponiamo che tu abbia fatto un bel ricamo sopra un pezzo di tela di nessun valore: questa tela ricamata , opera delle tue mani, è roba tua, non è vero? Ora, supponiamo che una delle tue compagne te la prenda e te la laceri. Che sdegno e che minacce! Lascia stare! È roba mia, rendimela!
Ebbene, figlia mia, tu appartieni a Dio più di quanto quella tela appartenga a te: tu sei opera delle sue mani più di quanto quel ricamo è opera delle tue, perché in fin dei conti non sei tu che hai fato la tela, il filo e l’ago di cui ti sei servita.
Pensa quale sarà il sentimento di Dio, se tu alteri o laceri la sua opera in te, con qualche peccato volontario o fatto con malizia. Ah! Se tu potessi udire la sua voce, essa ti ripeterebbe le tue parole: Lascia stare! Quest’anima è mia, rendimela!”

Siamo davanti alla logica del criminale che dice ad una persona: tu sei una schiava e sei uguale alla tela. Solo chi adora il cristo Gesù può ridurre le persone a bestiame pronte per essere stuprate.
La tela è “roba mia”; la persona è “roba di altri” diversi dalla persona.
E’ la logica della schiavitù propagandata dalla chiesa cattolica in questo trattato, la prima formazione morale della giovane, il cui scopo era quello di trasformare la persona in un oggetto posseduto: dal dio prima, dal branco che la stupra dopo.
Se un pezzo di tela non rivendica la proprietà di sé stesso, l’individuo rivendica la proprietà el proprio corpo, della propria anima e del proprio futuro davanti ad un dio padrone e ad un cristo Gesù che intendono negarlo.
Questa violenza, che la chiesa cattolica impone sui bambini, da un lato predispone le bambine a subire la violenza e dall’altro legittima i ragazzi a fare violenza sulle bambine o sui più deboli in quanto sono solo oggetti di possesso.
Quando leggiamo fatti come questo:


Da:
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=22937&sez=HOME_ROMA

Bullismo, picchiano e minacciano 13enne
Denunciati minorenni a Viterbo

VITERBO (22 aprile) - Una banda composta da una decina di minorenni, alcuni dei quali al di sotto dei 14 anni, ha aggredito un 13enne, all'uscita della scuola, soltanto perché proveniente da una frazione di Viterbo. I bulli sono stati segnalati dai carabinieri della stazione di Viterbo alla procura della Repubblica presso il tribunale dei minori di Roma. I fatti risalgono alla metà del marzo scorso. La banda, composta anche da qualche ragazzina, avrebbe prima circondato e poi pestato, trattenendolo alle spalle e, addirittura, tappandogli la bocca per evitare che gridasse in cerca di aiuto, il coetaneo. La vittima dopo il pestaggio sarebbe scappata e si sarebbe rifugiata in un vicino negozio. Gli aggressori, però, non si sono fatti intimorire dalla presenza dei titolari all'interno dell'esercizio ed avrebbero costretto il ragazzino ad uscire fuori per continuare a picchiarlo. Il ragazzino è finito al pronto soccorso dove gli sono state riscontrate contusioni all'addome, allo zigomo e al padiglione auricolare. I genitori della vittima hanno sporto denuncia ai carabinieri. Le forze dell'ordine di Viterbo invitano in una nota a denunciare fatti simili «oltre che telefonicamente, contattando, nel più assoluto riserbo anche attraverso l'indirizzo e-mail stvt218110@carabinieri.it».



http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/daassociare/visualizza_new.html_47717678.html


2008-04-17 17:40

Bullismo: madre vittima racconta episodi, preside la denuncia

PALERMO - Per mesi sarebbe stata vessata da tre compagne di scuola che l'hanno minacciata e derisa. Stanca di subire, una ragazza di 16 anni, che frequenta l'istituto tecnico Jaci di Messina, ha raccontato tutto alla madre che ha deciso di parlarne con il preside. La vicenda è finita davanti all'autorità giudiziaria. Il dirigente, infatti, ha denunciato la donna per interruzione di pubblico servizio. La madre della ragazza si è rivolta alla Procura dei minorenni perché faccia luce sulle responsabilità delle compagne di classe. L'ennesimo episodio di bullismo è accaduto in uno dei più antichi istituti scolastici della città dello Stretto che vanta tra i suoi studenti nomi illustri come il nobel per la letteratura Salvatore Quasimodo e l'intellettuale antifascista Giorgio La Pira. La ragazza, a cui le coetanee impedivano sistematicamente di andare in bagno, scioccata dalle vessazioni subite, da alcuni giorni non frequenta più la scuola ed è in cura da uno psichiatra. Il vicepreside dell'istituto, il professor Antonino Arcidiaco, non ha voluto commentare la vicenda.




http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/Aggredita-da-coetanee-fuori-da-scuola/2021069/6


Aggredita da coetanee fuori da scuola
La contesa era scaturita per questioni di cuore

MIRANDOLA. Attesa fuori da scuola e aggredita da alcune coetanee. Vittima è stata martedì scorso una studentessa 15enne dell’istituto Luosi di Mirandola, che aveva ammonito una coetanea di lasciar stare il suo fidanzato. La ragazzina commenta, sulle pagine di internet, l’aggressione: «E poi basta con sta rissa, è finita stop. E Cmq va kè nn sn mica morta...». La ragazza abita a Poggio Rusco.La notizia si è diffusa, ha fatto il giro dell’Italia, oggi tutti puntano il dito contro un episodio che evoca lo spettro del bullismo nelle scuole italiane.«Di questa storia non voglio che si parli, specie a sproposito»: il papà della 15enne prova a stoppare così la curiosità mediatica che è calata sul pestaggio. Ma è troppo tardi: da ieri questo caso è la notizia del giorno e arriva in un clima generalizzato di sfiducia nei metodi educativi che oggi società, scuole e famiglia hanno a disposizione per crescere i ragazzi.Martedì scorso la ragazzina, che frequenta l’istituto Luosi a Mirandola e che abita a Poggio Rusco, si è presentata, accompagnata dalla madre, al pronto soccorso di Mirandola: «Sono stata aggredita da quattro o cinque studentesse - ha raccontato - Mi hanno picchiato, strattonato e strappato un po’ di capelli». La ragazza se n’è andata un paio d’ore dopo, con un referto di cinque giorni di prognosi. All’esame radiologico non risultavano lesioni, anche se lei ha parlato di dolore alla spalla e al collo, provocati da tre delle contendenti. Sabato mattina la polizia era a scuola, per i consueti incontri con gli studenti. In quel contesto la preside, Maria Cristina Mignatti, ha riferito dell’accaduto, poichè nel frattempo tra i ragazzi il tam tam - compreso quello su internet - era dilagato. La preside ha inteso precisare che l’aggressione è avvenuta fuori dalla scuola e che, pur condannando l’episodio, non aveva intenzione di dar corso a denuncie di sorta. Così come i genitori: da un lato desiderosi di evitare che la cosa passasse sotto silenzio, dall’altro però preoccupati della privacy e della serenità della figlia. A scatenare il grave regolamento di conti è stato un commento lasciato sul sito del “Priscilla”, la discoteca di Poggio Rusco dove i teeneger della zona si incontrano. Un’anonima ha infatti fatto apprezzamenti inopportuni all’indirizzo del fidanzatino della 15enne. La poggese, allora, ha affrontato personalmente la presunta rivale, per farle capire di stare alla larga. Ma quella, all’uscita da scuola, si sarebbe presentata con alcune coetanee, tanto che dalle parole si è ben presto passati ai fatti. E ora a una scomoda notorietà.«E’ sbagliato non denunciare le violenze subite dai figli ed è altresì errato che la scuola non sia pronta a sanzionare anche quando gli episodi di violenza avvengono in prossimità dell’edificio. Senza regole di stampo sanzionatorio le cosiddette bulle non capiranno mai di essere tali». E’ quanto afferma il sociologo Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori, proprio sul caso dell’adolescente picchiata a Mirandola da alcune coetanee. Per Marziale «la mera ramanzina non serve a nulla, occorre far ripetere l’anno e condannare le giovani violente a lavori socialmente utili in ambito scolastico. I perdonismi di sorta non giovano al processo di drenaggio di un fenomeno che ha raggiunto vette emergenziali».



http://www.parmaok.it/parmaok/3935.html


Bullismo al "Rondani",spunta un altro caso

PARMA, 18 APRILE – “I tre bulli che hanno aggredito uno studente del liceo Marconi sono stati puniti e hanno capito la gravità del fatto che hanno compiuto”. Sono queste le prime parole del preside dell’istituto per geometri “Rondani”, il professor Silvano Tagliaferri.Dopo essere venuti a conoscenza del fatto la scuola ha provveduto subito alla sospensione e al confronto con i ragazzi e con i genitori. “Si tratta di studenti inseriti in una classe difficile, che presenta delle problematiche” ha detto il Preside. “Noi cerchiamo di lavorare anche con l’aiuto della cooperativa l’Orizzonte, perché ci sono casi difficili e noi come educatori abbiamo la responsabilità di risolverli”.Ora il preside Tagliaferri però chiede silenzio: "Si tratta di questioni che non vanno ingigantite, per educare questi ragazzi abbiamo bisogno della massima tranquillità".(Mar.Rob.)
18/04/2008


Siamo di fronte all’ideologia della chiesa cattolica a quel cristo Gesù che non ha rispetto delle persone perché le persone sono roba sua; il dio padrone gliele ha date e nessuno gliele può togliere.
Siamo davanti all’ideologia dell’educazione cristiana che toglie la personalità delle bambine per trasformarle in oggetti posseduti e, con questo, soggetti di carità e di violenza a piacere del loro possessore o di chi, in quel momento, si ritiene il loro padrone.
La chiesa cattolica, attraverso l’educazione imposta, impone comportamenti devastanti nella società civile. Li impone mediante la violenza che esercita sui bambini salvo, indignarsi quando la violenza che lei ha imposto viene veicolata per soddisfare quelle pulsioni che la chiesa cattolica ha represso nei ragazzi.
E’ il terrorismo che pervade questa società e che lascia le persone impotenti e incapaci di affrontare in maniera diversa la loro esistenza.
Aggredire e fare violenza è proprio di chi è incapace di veicolare le proprie pulsioni; di chi è incapace di costruire delle relazione con chi gli sta a fianco; con chi si sente tanto dio padrone nei confronti della ragazzina, dell’emarginato, dell’extracomunitario o del disabile. Di chi si sente branco nei confronti di persone che una società malata di cristianesimo abbandona per soddisfare le voglie di possesso e di stupro di chi adora un dio che dice. “o fai quello che voglio io o io ti ammazzo!” pretendendo di non essere accusato dei delitti che commette.
Tu sei proprietà del mio dio, dice Beaudenom alla bambina, e dunque devi fare ciò che il mio dio padrone vuole e, quello che lui vuole, è quello che io dico che lui vuole!
Osceno; semplicemente osceno!
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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