LA VERITA'

La verità si divide in "verità di fede" e "verità di tortura". Della verità pura e semplice non frega niente a nessuno.

giovedì 15 maggio 2008

La sofferenza come strategia di dominio sociale. Madre Teresa di Calcutta e Padre Pio: costruttori di sofferenza!

Il commento al trentottesimo paragrafo dell’enciclica Spe Salvi di Ratzinger è stato caricato in internet col titolo:

La sofferenza come strategia di dominio sociale. Madre Teresa di Calcutta e Padre Pio: costruttori di sofferenza. Che cos'è il terrorismo sociale? Il fine del terrorismo è costringere gli uomini a soffrire.

Nel testo appaiono citazioni dell’attività religiosa, etica e morale sia di Padre Pio che di Madre Teresa di Calcutta.
In questo paragrafo Ratzinger tesse un elogio alla sofferenza.
Non alla sua sofferenza, ma alla sofferenza delle persone in relazione alla sofferenza del suo cristo Gesù.
La sofferenza di cristo Gesù, per Ratzinger, giustifica la sofferenza che viene imposta alla società e la sofferenza che Padre Pio e Madre Teresa di Calcutta imponevano alle società civili.
Un esempio:

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Lo stesso discorso vale per Padre Pio: il suo piacere di imporre la sofferenza per il gusto di imporre la sofferenza alle persone:

“Scopriremo che quando una sua figlia spirituale lo informa di essere malata di cancro, di soffrire orribilmente, lui risponde così: “Figliola mia, so che soffri. Ma se ti dicessi che Gesù si compiace di questo tuo soffrire, non saresti per questo contenta e anche disposta a soffrire ancora di più per meglio piacergli? Ebbene, da parte di dio ti dico che il tuo soffrire è voluto da Gesù per il tuo perfezionamento, che egli gode a tenerti sulla croce insieme a lui: dunque, rassicurati e chiedi a Gesù di ben soffrire quello che egli vuole che tu soffra”. La figliola spirituale accetta di buon grado il consiglio, rivolge soltanto un’ultima preghiera a Padre Pio: ...

Ed è lo stesso ed identico concetto di piacere di imporre la sofferenza manifestato da Madre Teresa di Calcutta:

“Allora il dialogo: il povero sta per morire e siccome muore da malato, soffre orribilmente, rantola e si contorce (tutto è filmato dalla cinepresa). Madre Teresa, in piedi di fronte a lui, gli tiene la mano (e volge lo sguardo dritto in camera); prima descrive la malattia di quel povero: un cancro allo stato terminale, poi dice (al povero): stai soffrendo come cristo sulla croce, sicuramente è Gesù che ti sta baciando. E il povero risponde: allora, per favore, digli di smettere di baciarmi.” Tratto da “La posizione della missionaria” di Christopher Hitchens ed. Minimun fax.

La parola latina “consolatio” non viene usata per indicare il mantenimento dell’individuo nella sofferenza, ma per costruire una via di fuga, anche se psicologica, alla sofferenza. La “consolatio” latina non è la consolazione cristiana che, ammantata da atteggiamenti pietistici servono allo spettatore per compiacersi della sofferenza di chi non si può difendere. Filosofia non consola Boezio, ma attraverso il disquisire, fa evadere la sua mente dalla prigionia facendogli percorrere strade e grandi distese emotive che le sbarre della prigione non possono chiudere. La “consolatio” come evasione o come strategia attuata nel presente per modificarlo. La “consolatio” non ha nulla a che vedere con il “pat! pat!” che il padrone del cane (o del povero) fa sulla sua testa compiacendosi dell’obbedienza del cane (o del povero).
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Il pezzo completo lo trovate all’indirizzo:
http://www.stregoneriapagana.it/spesalvi38.html

Ricordo, inoltre, che fino ad oggi, 15 maggio 2008, sono stati caricati in internet i commenti di 38 paragrafi dell’Enciclica Spe Salvi. Non so quando riuscirò a terminare. In ogni caso, si tratta del commento a 38 paragrafi su 50 complessivi. Va da sé che quando si denuncia un principio dottrinale cristiano, lo si fa per esaltare il suo opposto. Se una società, secondo Ratzinger, deve mettere al centro dei suoi valori sociali la sofferenza, il paganesimo politeista vuole mettere il superamento della sofferenza, di ogni sofferenza, per tendere verso un benessere psichico-sociale. Se il cristiano condanna la penicillina perché toglie un aspetto di libero arbitrio con cui il suo dio massacra le persone; il pagano politeista si rallegra per la scoperta perché permette nuove possibilità di sviluppo sociale e di eliminazione della sofferenza.
Il Pagano Politeista si preoccupa per che cosa mangerà domani (o per lo scioglimento dei ghiacci), il cristiano saccheggia il mondo ed attende la provvidenza del suo dio. Anzi, il saccheggio che fa del mondo non è opera sua, ma volontà del suo dio.
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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