LA VERITA'

La verità si divide in "verità di fede" e "verità di tortura". Della verità pura e semplice non frega niente a nessuno.

giovedì 28 agosto 2008

Cina Dalai Lama e religione cristiana.

Continua la campagna d’odio del Dalai Lama contro la Cina.
Una campagna d’odio orchestrata dall’occidente che ha paura delle aperture democratiche della Cina.
Da quando la Cina non può più essere accusata di “comunismo”, con tutto l’apparato immaginario che tale accusa voleva evocare, l’occidente si trova a dover fare i conti col capitalismo cinese. Un capitalismo che da un lato è estremamente attivo sul mercato mondiale e dall’altro lato necessita di trasformazioni dell’apparato politico e sociale della Cina per far fronte alle necessità economiche nuove. Così la Cina si avvia verso l’economia di mercato a passi da gigante con un vantaggio rispetto all’occidente: NON HA IMBOTTITO UNA PARTE RILEVANTE DELLA SUA POPOLAZIONE DI DROGA!

Mentre i paesi occidentali per far fronte alle contestazioni negli anni ’60 non hanno trovato nulla di meglio di imbottire la parte più sensibile della loro popolazione di droga e di eroina in particolare, la Cina arriva sui mercati mondiali senza essere stata costretta ad attraversare questa fase.

A differenza dei paesi occidentali, la Cina si trova, in questo momento, aperta ad ogni futuro possibile. Un futuro precluso agli USA e ad alcuni paesi occidentali fra i quali l’Italia. Difficilmente un Obama, se vincesse alle prossime elezioni, sarebbe in grado di mettere in moto la cultura USA specialmente all’interno della crisi economica e sociale che gli USA stanno vivendo.
Agli USA non resta altro che la guerra mondiale. Una guerra che si può combattere contro l’Iraq con aerei e carri armati, ma che contro la Cina è necessario premetterla costruendo e finanziando situazioni insurrezionali interne per indebolire l’apparato economico. Così, Osama Bin Laden, può tornare utile per aizzare i musulmani in Cina; il Dalai Lama per aizzare i tibetani; Ratzinger per aizzare i cattolici. La parola d’ordine è disarticolare la società cinese in modo da impedirgli di trovare al suo interno quegli strumenti di equilibrio sociale che gli permettano di affrontare e risolvere i vari problemi sociali che si presentano.

L’operazione del Dalai Lama è iniziata poco prima delle olimpiadi sfruttando il palcoscenico mondiale. E’proseguita durante le olimpiadi con le proteste di gruppi integralisti USA che hanno inscenato delle manifestazioni a Pechino nella più totale indifferenza dei cinesi.
C’era un piano di aggressione morale alla Cina che sarebbe scattato in caso di “brogli” di giudici ai giochi olimpici. Ma i “brogli” alle olimpiadi non ci sono stati o, almeno, non in maniera sufficientemente eclatante da incitare la stampa internazionale. Tutta l’azione del Dalai Lama è stata neutralizzata dai cinesi con un comportamento irreprensibile.

Così il Dalai Lama fa scrivere sui giornali che dall’inizio della rivolta di marzo la polizia cinese avrebbe ucciso 400 persone in rivolta: omette, naturalmente, di dire quante persone hanno ucciso i rivoltosi e che cosa i rivoltosi chiedevano dal momento che i rivoltosi si sono organizzati nei templi buddisti. Dunque, in piena libertà di culto! Omette di dire quanti danni i lamaisti hanno fatto in Nepal e i tentativi di assalto alle ambasciate. I giornali occidentali omettono di dire come la politica del Dalai Lama sia una politica ideologica nazista finalizzata ad avere il controllo civile e militare del Tibet all’interno di un regime che lo vede come monarca assoluto.

Nessun giornalista ha mai chiesto al Dalai Lama quale società o quale governo vorrebbe in Tibet. Le poche domande hanno avuto solo delle risposte generiche come “Più libertà”; “Più Democrazia”. Risposte generiche che possono essere interpretate dagli ascoltatori come “Più libertà per i tibetani!”, ma dagli esperti in cose religiose buddiste come “Più libertà per il Dalai Lama di vessare i tibetani con un’ideologia assolutista ed oscurantista!”.

Per eccitare gli animi l’entourage del Dalai Lama dichiara al quotidiano Le Monde che la Cina ha sparato sui dimostranti facendo 140 morti, salvo smentire immediatamente la notizia.

E’ vero, in Cina non c’è quella libertà che noi idealizziamo in occidente frutto delle lotte illuministe. Ma quella libertà non c’è nemmeno in Italia. Certo che Valentina Vezzali dovrebbe parlare della libertà di quelle decine di migliaia di ragazzi che vengono drogati e poi rinchiusi nei lager cattolici per il “recupero dei tossicodipendenti”; o delle persone buttate dalle impalcature nei cantieri o ammazzate sui posti di lavoro; o nelle attività di terrorismo organizzate dai cattolici sul territorio. Certo che il Sig. Giorgio Napolitano è libero; ma non lo sono i singoli cittadini che sono sottoposti ad atti di terrorismo sistematici. Che non hanno il diritto di esprimere le loro opinioni senza subire ritorsioni e angherie.

Quando si lamenta il Dalai lama affermando che in Tibet i cinesi:
“Stanno anche costruendo nuovi accampamenti, vere e proprie basi militari.”
(La Repubblica 22 agosto 2008).
Si dimentica che la cosa non è diversa dalla base militare che verrà costruita a Vicenza in disprezzo dei desideri della popolazione.
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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