LA VERITA'

La verità si divide in "verità di fede" e "verità di tortura". Della verità pura e semplice non frega niente a nessuno.

domenica 21 settembre 2008

Ipocrisia e crimini dei vescovi!

Non mi indigno perché un prete cattolico va a letto con una donna. Non l’ha né violentata, né era una bambina.
Mi indigno per la violenza criminale del vescovo che per difendere il prete cattolico ha accusato la donna. E una vecchia storia: la donna peccatrice e tentatrice! E’ una vera e propria porcata con la quale la chiesa cattolica ha sempre giustificato la sua attività di terrorismo contro le donne. I tribunali stessi, prima delle riforme delle leggi, hanno sempre consumato un’ulteriore violenza nei confronti della donna violentata. E tutto per tentare di scagionare il violentatore!

Le dichiarazioni del vescovo sono quelle di un delinquente irresponsabile. Un individuo senza nessuna dignità morale: come il suo dio!
Certamente se questo prete accuserà la donna di averlo circuito, sarà perdonato e reintegrato con tutti gli onori. Peggio è andata al prete di Padova che non solo si è comportato da “SIGNORE”, ma ha anche saputo combattere per la donna che amava. Cosa che il suo vescovo di Padova non ha digerito finendo per insultare anche il giornalista de Il Mattino che aveva scritto sulla vicenda.

Ma, d’altronde, questo è il Veneto: una regione dove il cattolicesimo non si misura dai fedeli cattolici, ma dall’ipocrisia delle persone. Dalla mancanza di onore e di morale delle persone. Più legate alla morale criminale cattolica che non alla morale della Costituzione della Repubblica.
Chissà se il titolo di questa storia è corretto!


21/9/2008 (7:26) - LA STORIA

Il vescovo assolve il prete playboy

A Chioggia sacerdote trovato a letto con una donna sposata
GIACOMO GALEAZZI

CITTÀ DEL VATICANO Trova la moglie al letto con un prete, ma il vescovo gli dà torto: «Il sacerdote è stato spinto a mancare». A Chioggia un uomo torna a casa prima del previsto e sorprende la consorte e l’amante in «flagrante tradimento». Siccome il «playboy in talare» è un celebre monsignore incardinato nella diocesi di Chioggia, il marito, sconvolto, si sfoga con il cognato e, su suo consiglio, decide di andare dal vescovo Angelo Daniel, 74 anni, a chiedere giustizia. Quando l’uomo, però, bussa alla porta della Curia per denunciare il torto subito, viene respinto perché «troppo agitato» e oltre al danno arriva la beffa. Il presule risponde sul giornale diocesano giustificando, in sostanza, il «priest in love». Di fronte allo scandalo di paese e alla rabbia del fedele che aveva sorpreso la moglie fedifraga in intimità col sacerdote, il vescovo Daniel ricorre alle parole di Cristo («Non giudicate se non volete essere giudicati») e alza l’indice: «Ci sono persone che spingono il sacerdote a mancare al suo dovere». Il monsignore colto in «flagranza amorosa», 53 anni di Chioggia, non è prete qualunque, bensì un teologo di grande fama e un illustre docente di Sacre Scritture a Padova (alla Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale) e a Verona. Dunque, il clamore suscitato dalla vicenda è direttamente proporzionale alla notorietà del protagonista, nome conosciutissimo a Chioggia e apprezzato rappresentante del filone teologico nazionale più aperto alla modernità. Ad accrescere il «tam tam» delle voci è la dinamica pubblica dell’«incidente», quella successiva alla scoperta privata del «ménage» extraconiugale. Appena, infatti, il marito tradito arriva in episcopio a lamentarsi per il «cattivo comportamento» del sacerdote, gli impiegati della diocesi gli impediscono di vedere il presule Daniel e chiamano la polizia poiché «era parso eccessivamente nervoso». Gli agenti hanno cercato di calmare l’uomo e gli hanno chiesto di allontanarsi, promettendogli che la Chiesa avrebbe preso provvedimenti molto seri nei confronti del prete caduto in tentazione. A rincarare la dose è poi la valutazione del vescovo sull’accaduto in un editoriale pubblicato dal settimanale della Curia, La Nuova Scintilla: «Pur essendo grande la responsabilità di un sacerdote che dovrebbe essere sempre per gli altri esempio e guida, non dobbiamo dimenticare che, a fronte di molti che per fortuna sostengono il prete, non mancano persone che direttamente o indirettamente, lo spingono a mancare». Insomma, la moglie infedele l’ha provocato facendolo cadere in tentazione. Inoltre il vescovo rassicura: «Se la debolezza ci accomuna siamo certi però che c’è per tutti anche la misericordia e quindi il perdono di Dio». Una velata assoluzione per la scappatella, condivisa tra i parroci di Chioggia secondo il leit-motiv «queste cose sono sempre successe e continueranno a succedere». Intanto l’opinione pubblica oscilla e la gente della diocesi si spacca tra i «colpevolisti» che si indignano perché «non lo avrebbe mai creduto», gli «innocentisti» che indulgono di fronte alle debolezze umane perché «anche i preti sono uomini in carne ed ossa» e chi va al bar a giocarsi al lotto le età dei tre protagonisti.

Tratto da:
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200809articoli/36656girata.asp

Non si tratta semplicemente di una storia di relazioni sessuali, ma si tratta di una questione di costume sociale. Il prete padrone delle persone; le persone vessate dalla chiesa cattolica; il vescovo che si ritiene in diritto di ingiuriare la società civile offendendo le persone per salvare la faccia da una situazione squallida.
“Si fa ma non si dice” è il moto dei preti cattolici. E se qualcuno sa, basta negare. Negare sempre. Mi ricorda un tale Berlusconi che prima spara stupidaggini demenziali e poi afferma (in un caso meno di un’ora dopo) di non averle mai dette. Erano solo invenzioni dei giornalisti: chissà da chi ha imparato!
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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