LA VERITA'

La verità si divide in "verità di fede" e "verità di tortura". Della verità pura e semplice non frega niente a nessuno.

mercoledì 11 febbraio 2009

Una critica a Zagrebelsky sulla Costituzione, il caso Englaro, e le posizione che non si possono condividere

Zagrebelski è un cristiano, per questo molte posizione dogmatiche e interpretative delle relazioni all’interno della società non si possono condividere. Nel cristianesimo il pietismo è uno strumento di coercizione psico-emotiva delle persone. Uno strumento, un’arma, che serve alla gerarchia per piegare a sé la capacità critica delle persone. Lo stesso vale per strumenti come la carità che è il sinonimo di “amore” (fai la carità al tuo nemico così lo coprirai di carboni ardenti! – Paolo di Tarso). E’ uno strumento che serve alla gerarchia per ingannare le emozioni delle pecore del gregge affinché non esercitino i loro diritti nei confronti della gerarchia.
Il cristiano non coglie l’aberrazione umana nell’esistenza di una gerarchia che ritiene sé stessa al di fuori della legge, al di fuori delle regole ad immagine del proprio dio padrone.
Così Zagrebelski non coglie l’inumanità e l’illegalità del cristianesimo in sé stesso. Tutto l’orrore e tutto l’odio che il cristianesimo manifesta nella costruzione del presente sociale degli uomini. Per Zagrebelsky tutto il discorso è all’interno della dimensione cristiana in cui il potente esercita il pietismo nei confronti dei suoi sottoposti i quali devono essere sottoposti in quanto peccatori e dunque, non sono dei soggetti di diritto Costituzionale in quanto peccatori del dio padrone. Zagrebelsky si muove ancora in una dimensione monarchica in cui la democrazia è una concessione del padrone o dello stato padrone e non è quell’insieme di regole Costituzionali attraverso le quali i cittadini legittimano la gerarchia e che quando queste regole vengono violate dalla gerarchia questa perde la sua legittimità trasformandosi in una organizzazione terroristica con finalità di eversione dell’ordine costituito.
Per questo motivo non condivido i contenuti dell’intervista di Zagrebelsky. Io che ritengo la morte il trionfo della vita. Ritengo la morte la dimensione reale che legittima la vita e le sue strategie d’esistenza, non posso accettare un discorso che disquisisca sulla paura della morte o sull’uso della morte per sottomettere le persone ad una dimensione pietistica in cui si nega la persona di diritto. La Pietas romana era l’attenzione che il Romano metteva per il mondo in cui viveva. Il mondo era prezioso perché lui era parte del mondo, non perché lui possedeva il mondo o era superiore al mondo.
Non condivido la posizione di Zagrebelsky anche se condivido la preoccupazione del particolare momento di pericolo che sta correndo l’Italia attraverso la ricostruzione di una società nazista a tutti i livelli. Non sono solo le accuse della Romania che parlano di un paese xenofobo, ma è il decreto Maroni, è l’esaltazione del Dalai Lama ad opera del sindaco di Roma o del sindaco di Venezia (un terrorista che tenta di ripristinare il feudalesimo in Tibet), sono le esaltazioni del genocidio dei Palestinesi, è l’offesa alla cultura messa in atto dal governo Berlusconi all’interno di un delirio di onnipotenza che vedono personaggi come Alfano, Schifani, Bonaiuti, Cicchitto, La russa, fare dell’ignoranza, disprezzo ed offese, la quotidianità di espressione politica del loro essere personaggi politici.
Ratzinger è il boia responsabile di genocidio, Berlusconi è responsabile di Genocidio, Schifani è responsabile di genocidio. E non lo dico io, ma i pubblici ministeri che seguendo la loro struttura dottrinale di disprezzo della Costituzione della Repubblica hanno torturato e attentato alla vita degli imputati per impedire loro di difendersi.
Per questo non condivido il contenuto dottrinale dell’intervista di Zagrebelsky: ignora il fondamento giuridico della Costituzione e rinchiude il discorso in una dimensione tutta interna al cristianesimo in cui viene ignorato il soggetto di diritto, l’uomo, il cittadino. Come in quella parabola in cui dio ama il peccatore (colui che ha ammazzato, rubato, mentito, ecc.) mentre nutre disprezzo nei confronti del Fariseo che ha sempre rispettato la legge e che ora può chiedergli di rispettare i suoi diritti. Il soggetto di diritto è l’oggetto del disprezzo ad opera del cristiano e questa posizione appare chiara in questa intervista di Zagrebelsky. Io non gioco al pietismo cristiano per il peccatore e al disprezzo del cristiano su chi rispetta le leggi perché costui può obbligare dio a mantenere la sua parola. Il dio padrone va sottomesso alla legge e messo sul banco degli imputati con tutti i suoi complici per il delitto di GENOCIDIO. Solo così di rispetta la Costituzione della Repubblica Italiana!
Una società che esercita un tale disprezzo del dettato Costituzionale che si permette a chi esalta e giustifica il genocidio del proprio dio padrone a dare del "boia" a Englaro solo perché ha osato esercitare diritti e doveri che gli sono imposti dalla Costituzione!
Si tollera ciò all'interno di un'ottica monarchica assoluta in cui il re, il dio padrone, Ratzinger o, nel caso specifico Gasparri nei confronti di Napolitano, non sono perseguibili per le ingiurie e gli insulti nei confronti delle persone sottoposte che vengono pensate come bestiame in dovere di obbedire.

L'INTERVISTA. Parla l'ex presidente della Consulta "Dialogo sull'etica è impossibile con lo scontro tra dogmi"
Zagrebelsky: "Se il potere nichilistasi allea con la Chiesa del dogma"
di GIUSEPPE D'AVANZO
(11 febbraio 2009)

L'Avvenire, il quotidiano della Conferenza episcopale italiana, ha definito Beppino Englaro "un boia". Credo che debba partire da qui, da un insulto atroce, il colloquio con Gustavo Zagrebelsky, presidente emerito della Corte Costituzionale. Beppino Englaro, "un boia"?" In un caso controverso dove sono in gioco dati della vita così legati alla tragicità della condizione umana è fuori luogo usare un linguaggio violento, così impietoso, così incontrollato, così ingiusto. Non ho ascoltato, sul versante opposto, che vi sia chi ragiona dell'esistenza di un "partito della crudeltà" opposto a "un partito della pietà". Credo che in vicende così dolorose debbano trovare espressione parole più adeguate e controllate, più cristiane". E tuttavia, presidente, i toni accusatori, le accuse così aggressive e definitive sembrano indicare che cosa è in gioco o a contrasto nel caso di Eluana Englaro. I valori contro i principi, la verità contro il dubbio. Questioni da sempre aperte nelle riflessioni dei dotti che avevano trovato, per così dire, una sistemazione condivisa nella Costituzione italiana. Che cosa è accaduto? Perché quell'equilibrio viene oggi messo di nuovo in discussione dopo appena sessant'anni? "Le posizioni in tema di etica possono essere prese in due modi. In nome della verità e del dogma, con regole generali e astratte; oppure in nome della carità e della com-passione, con atteggiamenti e comportamenti concreti. Nella Chiesa cattolica, ovviamente, ci sono entrambe queste posizioni. Nelle piccole cerchie, prevale la carità; nelle grandi, la verità. Quando le prime comunità cristiane erano costituite da esseri umani in rapporto gli uni con gli altri, la carità del Cristo informava i loro rapporti. La "verità" cristiana non è una dottrina, una filosofia, una ideologia. Lo è diventata dopo. Gesù di Nazareth dice: io sono la verità. La verità non è il dogma, è un atteggiamento vitale. Quando la Chiesa è diventata una grande organizzazione, un'organizzazione "cattolica" che governa esseri umani senza entrare in contatto con loro, con la loro particolare, individuale esperienza umana, ha avuto la necessità di parlare in generale e in astratto. È diventata, - cosa in origine del tutto impensabile - una istituzione giuridica che, per far valere la sua "verità", ha bisogno di autorità e l'autorità si esercita in leggi: leggi che possono entrare in conflitto con quelle che si dà la società. Chi pensa e crede diversamente, può solo piegarsi o opporsi. Un terreno d'incontro non esiste.

Che ne sarà allora dell'invito del capo dello Stato a una "riflessione comune" ora che il parlamento affronterà la discussione sulle legge di "fine vita"? " Una legge comune è possibile solo se si abbandonano i dogmi, se si affrontano i problemi non brandendo quella verità che consente a qualcuno di parlare di "omicidio" e "boia", ma in una prospettiva di carità. La carità è una virtù umana, che trascende di gran lunga le divisioni delle ideologie e dei credi religiosi o filosofici. La carità non ha bisogno né di potere, né di dogmi, né di condanne, ma si nutre di libertà e responsabilità. Dico la stessa cosa in altro modo: un approdo comune sarà possibile soltanto se prevarrà l'amore cristiano contro la verità cattolica". Lo ritiene possibile? "Giovanni Botero nella sua Della Ragione di Stato del 1589 scriveva, a proposito dei Modi di propagandar la religione: "Tra tutte le leggi, non ve n'è alcuna più favorevole a' Prencipi, che la Christiana: perché questa sottomette loro, non solamente i corpi e le facoltà de'sudditi, dove conviene, ma gli animi ancora; e lega non solamente le mani, ma gli affetti ancora e i pensieri". Botero era uomo della controriforma. Purtroppo, c'è chi pensa ancora così, tra i nostri moderni "prencipi". Essi potrebbero far loro il motto di un discepolo di Botero che scriveva: "questa è la ragion di stato, fratel mio, obbedire alla Chiesa cattolica". Ora, se l'obbedienza alla Chiesa cattolica è la ragion di stato, è chiaro che i laici non troveranno mai un approdo comune con costoro. Dobbiamo allora credere che il conflitto di oggi tra mondo laico e mondo cattolico, che ha accompagnato il calvario di Eluana, segnali soprattutto la fine della riflessione del Concilio Vaticano II e, per quel che ci riguarda, la crisi di quella "disposizione costituzionale" che è consistita, per lo Stato, nel principio di laicità contenuto nella Costituzione, e per la Chiesa nella distinzione tra religione e politica? "Il Concilio Vaticano II ha rovesciato la tradizione della Chiesa come potere alleato dello Stato, ha voluto liberarla da questo legame tutt'altro che evangelico. Non si propose di proteggere o conservare i suoi privilegi, ancorché legittimamente ricevuti, e invitò i cattolici a un impegno responsabile nella società, uomini con gli altri uomini, con la fiducia riposta nel libero esercizio delle virtù cristiane e nell'incontro con gli "uomini di buona volontà", senza distinzione di fedi. Fu "religione delle persone" e non surrogato di una religione civile. Il cattolicesimo-religione civile sembra invece, oggi, essere assai gradito per i vantaggi immediati che possono derivare sia agli uomini di Chiesa che a quelli di Stato". Ieri mentre finiva l'esistenza di Eluana Englaro e il Paese era scosso dalle emozioni, dalla pietà e, sì, anche da una rabbia cieca, dieci milioni di italiani hanno voluto vedere il Grande Fratello. E' difficile non osservare che l'artefice della macchina spettacolare televisiva del reality e di ogni altra fantasmagorica vacuità - capace di distruggere ogni identità reale, alienare il linguaggio, espropriarci di ciò che ci è comune, di separare gli uomini da se stessi e da ciò che li unisce - è lo stesso leader politico che pretende di dire e agire in nome dell'Umanità, della Vita, addirittura della Verità e della Parola di Dio. Le appare più tragico o grottesco, questo paradosso? Come spiegarsi la dissoluzione di ogni senso critico dinanzi a questo falso indiscutibile? "Non è questo il solo paradosso. Non è la sola contraddizione che si può cogliere in questa vicenda. Il mondo cattolico enfatizza spesso il valore della dimensione comunitaria della vita, soprattutto nella famiglia. E' la convinzione che induce la Chiesa a invocare a gran voce la cosiddetta sussidiarietà: lo Stato intervenga soltanto quando non esistono strutture sociali che possono svolgere beneficamente la loro funzione. Mi chiedo perché, quando la responsabilità, la presenza calda e diretta della famiglia, nelle tragiche circostanze vissute dalla famiglia Englaro, dovrebbero ricevere il più grande riconoscimento, la Chiesa - con una contraddizione patente - chiude alla famiglia e invoca l'intervento dello Stato; alla com-passione di chi è direttamente coinvolto in quella tragedia, preferisce i diktat della legge, dei tribunali, dei carabinieri. Sia chiaro: lo Stato deve vigilare contro gli abusi - proprio per evitare il rischio espresso dal presidente del consiglio con l'espressione, in concreto priva di compassione, "togliersi un fastidio" - ma osservo come la legge che la Chiesa chiede assorbe nella dimensione statale tutte le decisioni etiche coinvolte: questo è il contrario della sussidiarietà e assomiglia molto allo Stato etico, allo Stato totalitario". Lei è il primo firmatario di un appello che ha per titolo Rompiamo il silenzio. Vi si legge che "la democrazia è in bilico". Le chiedo: può una democrazia fragile, in bilico appunto, reggere l'urto coordinato di un potere politico invasivo e senza contrappesi e di un potere religioso che agita come una spada la verità? "Oggi la politica è succuba della Chiesa, ma domani potrebbe accadere l'opposto. Se la politica è diventata - come mi pare - mezzo al solo fine del potere, potere per il potere, attenzione per la Chiesa! Essa, la Chiesa del dogma e della verità, può essere un alleato di un potere che oggi ha bisogno, strumentalmente, di legittimazione morale. Il compromesso convince i due poteri a cooperare. Ma domani? Il potere dell'uno, rafforzato e soddisfatto, potrebbe fare a meno dell'altra. ". Qual è l'obiettivo del suo appello? "'Rompiamo il silenziò è già stato sottoscritto da centosessantamila cittadini. È la dimostrazione che, per fortuna, la nostra società non è un corpo informe, conserva capacità di reazione. L'appello ha tre ragioni. E' uno sfogo liberatorio, innanzitutto: devo dire a qualcuno che non sono d'accordo. E' poi un autorappresentarsi non come singoli, ma come comunità di persone. Il terzo obiettivo è rendersi consapevoli, voler guardare le cose non in dettagli separati, è un volersi raffigurare un quadro. A volte abbiamo la tendenza a evitare di guardare le cose nel loro insieme. E' quasi un istinto di sopravvivenza distogliere lo sguardo dalla disgrazia che ci può capitare. L'appello prende posizione. Si accontenta di questo. Se mi chiede come e dove diventerà concreta questa presa di coscienza, le rispondo che ognuno ha i suoi spazi, il lavoro, la scuola, il partito, il voto. Faccia quel che deve, quel che crede debba essere fatto per sconfiggere la rassegnazione".

Tratto da:
http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/cronaca/eluana-englaro-4/intervista-zagrebelsky/intervista-zagrebelsky.html?rss

-----fine intervista----

In tutto questo aleggia la forma cattolica di pietismo. Quel pietismo il cui scopo è sottrarre i cittadini dall’essere dei soggetti di diritto per ridurli ad essere degli oggetti posseduti dal dio padrone. Questa dimensione, anche se una posizione appare più “avanzata” di un’altra, in realtà ha lo scopo di mantenere il cittadino in uno stato di schiavitù. Questa Costituzione impone dei doveri alla Istituzioni. I doveri violati ad opera delle Istituzioni nel tentativo di ricostruire lo stato nazi-fascista ha in questi sessanta anni impedito l’assunzione di regole, leggi, che determinino le pene per le violazioni della Costituzione ad opera delle Istituzioni: la polizia di Stato può torturare perché non esiste una legge contro la tortura!
Si mettono le telecamere contro il ladruncolo in strada e non si mettono le telecamere nelle Questure o nei posti di Polizia!
Figuriamoci quanto Ratzinger si può permettere di torturare impunemente, grazie ai suoi referenti politici nello Stato Italiano, i malati terminali per imporre la gloria del suo dio padrone!
C’è del marcio non solo nelle azioni di Berlusconi che aggrediscono la Costituzione della Repubblica, ma c’è del marcio in una società che evita di mettere in discussione il dio padrone e il suo diritto al genocidio!

11 febbraio 2009

Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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