LA VERITA'

La verità si divide in "verità di fede" e "verità di tortura". Della verità pura e semplice non frega niente a nessuno.

giovedì 12 marzo 2009

Testamento biologico? Scelta consapevole? Eutanasia? Parole vuote per il cristiano che pratica il genocidio.

Testamento biologico? Eutanasia? Scelta consapevole? Per un cristiano sono parole senza senso. Per la sua ideologia religiosa, lui le persone le ammazza, come fa il suo dio. Purché non si sappia. Poi, quando interviene un magistrato, allora qualcuno protesta. Quasi che ammazzare o rinchiudere le persone sia un loro diritto violato. E’ una questione di ideologia religiosa mal compresa dalla società civile.
A cosa serve ai cristiani il testamento biologico?
I cristiani le persone le ammazzano quando non servono. Non sono forse le bestie possedute dal loro padrone?
La vicenda di Serra d’Aiello lascia senza fiato solo coloro che vogliono impedire il testamento biologico per permettere al dio dei cristiani di far soffrire le persone. Da sempre i cristiani praticano la soppressione mediante eutanasia, solo che, normalmente, si chiama omicidio. E sono omicidi, devastazioni e stragi, quelli perpetrati nel lagher dal prete cattolico Alfredo Luberto. E’ superfluo, credo, ricordare che Ratzinger e, prima di lui, Wojtyla sono responsabili di queste stragi.
Da sempre, prima che quell’eroe che porta il cognome glorioso di Basaglia, i cristiani hanno praticato il genocidio selettivo nei manicomi. Hanno praticato il trattamento degradante. Hanno offeso sistematicamente le persone.
Questa notizia è un RIVIO A GIUDIZIO che suscita indignazione. Non solo per i fatti indagati, ma per le centinaia di fatti che avvengono e che non sono indagati. Non sono prevenuti dall’autorità giudiziaria e che, è prevedibile, scoppieranno un po’ alla volta con grande lentezza mentre le persone subiscono sofferenza. Eluana voleva che si staccasse l’alimentazione forzata e il Vaticano tuonò contro il suo diritto di scelta; è presumibile che queste persone volessero vivere dignitosamente, invece sono state ammazzate come in un campo di sterminio. Una verità è quella del magistrato, ma l’indignazione deve essere quella del cittadino augurando ad ogni cristiano di finire la propria vita in un luogo simile!

In 27 rinviati a giudizio per le truffe della casa di riposo Papa Giovanni XXIIIAperta una nuova inchiesta su 12 pazienti "scomparsi" e 15 "possibili assassinii
Cosenza, sparizioni e sospetti omicidiCosì si moriva nella clinica degli orrori
(10 marzo 2009)
dall'inviato ATTILIO BOLZONI

SERRA D'AIELLO (COSENZA) - C'è una casa degli orrori sulle montagne calabresi. Dove in tanti scompaiono, dove in troppi muoiono. E' un ricovero per derelitti e ripudiati di ogni specie che è diventata reggia per un prete e discarica umana per chi c'è finito dentro. Truffe, imbrogli, saccheggi e ora, ora anche il sospetto di alcuni omicidi. Donne e uomini che non si trovano più. Qualcuno sta indagando per scoprire che fine hanno fatto in ventisette. Dodici sono spariti, per altri quindici l'ombra di una morte violenta. Il luogo del mistero è Serra D'Aiello, paesino di settecento abitanti aggrappato all'appennino aspro che da Cosenza scende a strapiombo verso il mare di Amantea e la piana di Falerna. La casa degli orrori è nascosta là sopra, in tre casermoni di pietra grigia incastrati uno dentro l'altro che dieci anni fa davano riparo a 900 degenti e oggi a quasi 300. Giovani e vecchi, malati, invalidi, mutilati, paralitici, matti veri e matti presunti, tutti soli dalla nascita o abbandonati dalle famiglie, molti con un piccolo patrimonio personale che è stato inghiottito nelle casse di una fondazione religiosa. Ma dopo i raggiri alla Regione e le ruberie ai pazienti, i carabinieri stanno cercando di ricostruire le "morti sospette". Da qualche mese il sostituto procuratore di Paola Eugenio Facciolla ha formalizzato un'inchiesta su quei 12 scomparsi e su 15 "possibili omicidi". Poi ci sono almeno altri cento casi di pazienti che hanno subito lesioni gravi. E non solo una volta. Gli investigatori ipotizzano che dentro all'istituto Papa Giovanni XXIII avrebbero fatto sparire uomini e donne per appropriarsi dei loro beni. Ci sono anche un paio di anonimi arrivati ultimamente in Procura che parlano "di un traffico di organi". Quanto sia vera fino in fondo questa storia lo svelerà il futuro dell'inchiesta giudiziaria, intanto però la storia raccontiamola dall'inizio. Dal luglio del 2007. Dal giorno che don Alfredo Luberto è stato sospeso a divinis dopo cinque mesi di arresti domiciliari.
OAS_RICH('Middle');I finanzieri ci hanno messo dodici ore per fare l'inventario delle "cose" trovate nella bella casa di don Alfredo. Disegni di De Chirico, scatole piene di ori e argenti, preziose stilografiche, una rara collezione di orologi, un leggìo scultura di Giacomo Manzù, mobili di lusso, una sauna e una palestra in mansarda. E ci hanno messo qualche giorno per scoprire che quel prete, presidente dell'istituto Papa Giovanni XXIII - casa di ricovero di proprietà della curia arcivescovile di Cosenza nata "per curare malati cronici o con problemi psichici" - era il ras del manicomio lager dove molti pazienti erano trattati come bestie. Nel silenzio di tutti, nell'omertà di un paese intero. Lasciati per giorni in mezzo alla sporcizia, le zecche in corsia, epidemie di scabbia, letti sgangherati, coperte che non c'erano, finestre senza vetri, cessi che nessuno puliva mai. All'istituto di Serra D'Aiello, negli anni Novanta quasi duemila dipendenti fatti assumere dai politici di ogni colore della provincia, la Regione Calabria versava per ogni ricoverato una retta giornaliera dai 110 ai 195 euro. Quello che lì dentro spendevano realmente per i malati - l'hanno certificato i periti nominati dalla procura di Paola - andava dagli 8 agli 11 euro al giorno. Gli altri soldi se li tenevano don Alfredo e pochi altri. Succedeva di tutto con il denaro che non arrivava mai a chi doveva arrivare. Cinquanta euro al giorno di contributi regionali per l'"assistenza spirituale" o cinquanta euro al giorno per l'"assistenza religiosa", a volte i malati non avevano però neanche da mangiare. L'accusa ha calcolato che in pochi anni gli amministratori della fondazione si sono impossessati di 13 milioni di finanziamenti e di altri 15 milioni di contributi mai pagati. In un primo momento è stato indagato anche l'ex vescovo di Cosenza Giuseppe Agostino ("Avrebbe dovuto vigilare e invece firmava carte per conferire a don Alfredo il dominio perpetuo sull'istituto Papa Giovanni"), poi il monsignore è uscito incolpevole dalle indagini. A rinvio a giudizio - deciso proprio ieri - andranno in 27 per associazione a delinquere e truffa e appropriazione indebita. Il primo della lista è il "prete dell'Harley Davidson". L'altra passione di don Alfredo: le motociclette americane. Dopo lo scandalo dei soldi sono saltate fuori le cartelle cliniche taroccate. Centinaia sembravano compilate in fotocopia, tutte uguali. Come le diagnosi. Tutte uguali anche quelle. Per chi aveva problemi alle gambe o per chi aveva problemi alla testa. Altre cartelle cliniche non si sono mai trovate, altre ancora hanno fatto partire le nuove indagini sulle morti sospette. "Ci sono casi di fratture multiple mai trattate", racconta un investigatore. La relazione dei periti e, nel settembre del 2008, l'apertura della nuova inchiesta sugli scomparsi di Serra D'Aiello. Dal 1997 sono cominciati a svanire nel nulla i primi pazienti. E il primo fra i primi è stato un certo Bruno. Poi è toccato a una donna (il suo nome è ancora top secret), poi a Domenico Antonino Pino. Lui aveva ventinove anni, era rinchiuso al Papa Giovanni da dodici. Una notte dell'estate del 2001 qualcuno è entrato nella stanza dove dormiva e se l'è portato via con la forza. Il suo compagno di ricovero ha riconosciuto due uomini in camice, nessuno gli ha creduto. "E' matto", hanno detto. I parenti di Domenico Pino per anni l'hanno inutilmente cercato. Qualcuno dell'istituto è arrivato a dire "che se n'era andato con le proprie gambe": Domenico era immobilizzato da bambino su una sedia a rotelle. Dopo di lui è scomparso un certo Di Tommaso, poi un certo Pollella, poi un certo Tiano. E un altro e un altro ancora. Fino al dicembre scorso. L'ultimo sparito di Serra D'Aiello è un uomo di 68 anni. "Lo so anch'io di quest'ultimo scomparso e anche di Domenico Pino", dice il sindaco Antonio Cugliotta. Di scomparsi, solo di scomparsi si parla sottovoce in questi giorni nel paese sulle montagne calabresi. In piazza. Nei vicoli che si inseguono fino ai boschi. Nella strada davanti al Papa Giovanni dove ora i 550 dipendenti, con anni di stipendi arretrati, protestano perché non arrivano più soldi dalla Regione. Dice il proprietario del bar "centrale" Amerino Sendelli: "Vivo qui da prima del 2000, tutti sanno di quelle scomparse e tutti tacciono per paura". Dice Francesco Provenzano, carpentiere: "Tutti hanno paura". Dicono tutti: "Tutti hanno paura". E' il mistero di Serra D'Aiello. (Ha collaborato Anna Maria De Luca)

Tratto da:
http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/cronaca/clinica-cosenza/clinica-cosenza/clinica-cosenza.html


Tutto nasce dall’ideologia delle persone come oggetti di possesso.
Tutto nasce dall’organizzazione sociale della monarchia assoluta che vede l’attore criminale sottratto alla legge in quanto, anche lui è come il dio padrone.
Questo delirio di possesso attraversa le persone e le fa vivere in una sorta di separazione dalla società sopra nuvole di onnipotenza. Non importa se la sua collocazione sociale sia quella del presidente del Consiglio della Repubblica, o quella del secondino, dell’infermiere, del poveraccio che picchia un altro poveraccio o il disabile.
Il delirio di onnipotenza è imposto alle persone mediante l’educazione cristiana e veicola le loro pulsioni qualunque cosa faranno nella società civile. Per loro la società diventa l’oggetto da rapinare, da comandare, da vessare, da loro: tanti piccoli dio padrone!
Marghera, 10 marzo 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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