LA VERITA'

La verità si divide in "verità di fede" e "verità di tortura". Della verità pura e semplice non frega niente a nessuno.

sabato 7 novembre 2009

Il mio augurio a poliziotti e carabinieri per i loro atti omissivi in ossequio al dio padrone: Istituto Papa Giovanni XXIII di Sierra d'Aiello.


E’ da augurare ad ogni cattolico che ha ricattato i bambini costringendoli a mettersi in ginocchio davanti al crocifisso di finire nei lager cattolici.
Sono i lager che vengono tollerati da Questori e Prefetti complici. Sino tollerati da poliziotti che hanno altro da fare nel tentativo di costruire odio sociale ed esasperazione fra i cittadini.
Poliziotti che fingono di non vedere che mettere il crocifisso in un luogo pubblico significa legittimare violenze, omicidi, stupri e prevaricazioni contro i cittadini.
Questa inchiesta, probabilmente, avrà ulteriori sviluppi, ma c’è da chiedersi: possibile che i carabinieri e i poliziotti della zona fossero dei fannulloni al punto tale da non accorgersi che cosa stava succedendo?
Questi ammazzavano la gente senza che nessuno controllasse le strutture.
E’ una vergogna per le Istituzioni pubbliche, per carabinieri e poliziotti, più fedeli al crocifisso che hanno appeso alla parete che non alla Costituzione della Repubblica alla quale hanno prestato giuramento.
Il crocifisso ha insegnato loro che una persona che entra nei lagher, siano essi prigioni, ospizi, centri di recupero, orfanotrofi, istituti per minori e quant’altro, siano dei soggetti privi di diritti che si possono torturare, vessare o ammazzare. In quest’ottica trovano inutile e superfluo indagare su che cosa succede nei seminari cattolici o nei centri di recupero dei cattolici, o negli asili nido dei cattolici. Quasi che i cattolici avessero uno status al di fuori della legge e i ricoverati non fossero dei soggetti di diritto Costituzionale.
E questi sono fra i risultati delle azioni omissive delle Istituzioni come complicità nei confronti dell'ideologia del crocifisso:




Don Luberto fu arrestato con l'accusa di aver sottratto ingenti sommedi denaro dall'Istituto.

Percosse e maltrattamenti a centinaia di degenti
Sette anni di carcere ad un ex sacerdote

Decine di "scomparsi" nella clinica degli orrori
di ANNA MARIA DE LUCA


PAOLA - Sette anni di reclusione: è questa la condanna inflitta dal gup del Tribunale di Paola all'ex sacerdote don Alfredo Luberto, il responsabile dell'Istituto Papa Giovanni di Serra D'Aiello, passato alle cronache come "la clinica degli orrori". Il pm, Eugenio Facciolla, ne aveva chiesto la condanna a sei anni e mezzo. I reati: associazione per delinquere, appropriazione indebita, truffa, riciclaggio, furto e abbandono di minori o incapaci. In totale sono scomparsi decine di milioni di euro. Mentre i ricoverati nella clinica - di proprietà della curia arcivescovile di Cosenza - vivevano nell'indigenza e in certi periodi, persino con la scabbia, il prete che la gestiva viveva nel lusso. Per fare l'inventario dei beni ritrovati nell'appartamento di don Luberto, i finanzieri impiegarono dodici ore: disegni di De Chirico, ori e argenti, collezioni rare di mobili ed orologi, un leggìo scultura di Giacomo Manzù, e persino una sauna e una palestra in mansarda. Luberto, sospeso a divinis, non era certo da solo a gestire il grande business che ruotava attorno alla clinica Papa Giovanni XXIII, che era anche un grande bacino elettorale che contava fino a 900 pazienti residenti nell'istituto e fino a duemila dipendenti. Tanto che era nota come la Fiat di Serra d'Aiello. Il gup ha infatti condannato anche l'ex direttore sanitario della struttura, Mario Carpino, a 4 mesi. Stessa pena è stata inflitta a Aurora Morelli e Bernardino De Simone. Un quinto imputato, Renato Cocunato, è stato condannato ad un anno, mentre altri due hanno patteggiato la pena: Giorgio Bianchi (2 anni) e Michelangelo Leo (un anno e quattro mesi). Ma la parte più pesante della storia della clinica non è ancora entrata nelle aule di giustizia. Da settembre 2008 la Procura di Paola ha infatti aperto un'altra inchiesta per decine di pazienti scomparsi, un centinaio di casi di lesione aggravata e quindici presunti omicidi. Tra le persone di cui si sono misteriosamente perse le tracce, Domenico Pio, un ragazzo che aveva problemi di deambulazione. Sono anni che la sua famiglia chiede verità. Non ha neanche una tomba su cui piangerlo. "Dalla clinica di proprietà della Curia non abbiamo neanche mai ricevuto una telefonata - racconta il fratello - per comunicarci la scomparsa".

Sono tante le testimonianze di parenti di ricoverati che hanno raccontato di maltrattamenti subìti nella clinica. Come nel caso di una signora che finì nell'ospedale di Cosenza con fratture multiple. L'istituto era un posto dove venivano ricoverati per anni e anni invalidi, giovani, anziani, gente con problemi psichici, portati lì da tutta Italia. Al momento della chiusura, a marzo, contava 550 dipendenti. Tutti avanzano anni e anni di stipendi e molti ora sono alla ricerca di lavoro, in una terra che lavoro non dà. Un'altra tragedia nella tragedia.

(6 novembre 2009)

Tratto da:
http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/cronaca/clinica-cosenza/clinica-cosenza/clinica-cosenza.html?rss

E’ la vergogna nazionale. Un atto di terrorismo, come l’imposizione del crocifisso, aggredisce i cittadini Italiani con l’appoggio di istituzioni che non trovano nulla di male nell’istigazione all’apologia di strage, all’istigazione dello stupro di minori, all’esaltazione dei principi sociali della monarchia assoluta nei confronti di bambini fragili e indifesi sottoposti al terrore psicologico di adulti fanatici: poi, da vecchi, questi sono i semi che le Istituzioni hanno piantato.
Io auguro ad ogni poliziotto, ad ogni carabiniere, che per i propri interessi religiosi ha omesso indagini o la semplice attenzione nei confronti dei delitti fatti dai cattolici per la gloria del loro dio (e per l’umiliazione dei cittadini di qualunque età e di qualunque condizione) di finire la loro vita in quei lager affinché rimpiangano, per ogni secondo che rimane loro da vivere: il non aver pensato quello che avrebbero dovuto pensare quando era loro dovere pensarlo; il non aver detto ciò che avrebbero dovuto dire quando era loro dovere dirlo; il non aver fatto ciò che avrebbero dovuto fare quando era loro dovere farlo!

07 novembre 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
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