LA VERITA'

La verità si divide in "verità di fede" e "verità di tortura". Della verità pura e semplice non frega niente a nessuno.

lunedì 23 novembre 2009

Il padre nostro dei cristiani e l'attività psicologica che induce all'omicidio

I cristiani impongono la schiavitù ai bambini.
Il loro Gesù, imponeva ai cristiani di impedire ai loro figli di diventare cittadini consapevoli delle loro possibilità nelle società in cui vivevano.
Come i cristiani manipolano la consapevolezza dei bambini trasformandoli in individui supplici?

Lo racconta Gesù in Matteo.

Padrone nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome mentre il mio sia immondizia;
venga il tuo potere assoluto su di me;
Sia fatta la tua volontà, mentre sia violentata la mia volontà;
sia nella mia psiche che nella mia quotidianità;

Impediscimi di costruire il futuro e dammi tu il pane quotidiano;
sono solo un incapace e un incompetente pieno di debiti;
non farmeli pagare col tuo terrore;
Non indurmi a mandarti a “quel paese” e a cercare la libertà;
Ma liberami dal male che vorrebbe che io diventassi un cittadino responsabile!

Matteo 6, 9-13

Così viene manipolata la psiche dei ragazzi in modo da impedire loro di diventare cittadini consapevoli del mondo in cui vivono.
E’ in questo modo che si producono fatti di questo tipo:


Con la violenza i cristiani costringono le madri ad aderire a questo modello facendo diventare drammatica ogni situazione di conflittualità psicologica che le donne incontrano!


La madre omicida al magistrato«Ci volevamo tutti bene»
Interrogatorio in ospedale per Monica Cabrele. La donna di fronte al pm ammette la responsabilità per l'uccisione del figlio ma non sa spiegare la causa del gesto



PADOVA - «Ci volevamo tutti bene». Così ha esordito Monica Cabrele nell’interrogatorio di domenica sera davanti al pm euganeo Orietta Canova, alla quale ha ammesso le sue responsabilità sull’omicidio del figlio Alessandro di circa 3 anni. L’interrogatorio della donna, durato dalle 20 alle 21 e al quale ha preso parte, tra gli altri, un ufficiale dei carabinieri, è seguito a quello del marito Gianni Bellato, 40 anni, sentito nel pomeriggio dallo stesso magistrato in un ufficio della procura di Padova.
Il pm Canova si è poi spostata, in serata, all’ospedale di Padova, raggiungendo il reparto di psichiatria dove è piantonata Monica Cabrele, 35 anni, alla quale ha contestato l’accusa di omicidio volontario. L’indagata ha risposto alle domande del magistrato, intervallando momenti di pianto a silenzi. La donna, secondo quanto si è appreso, era lucida, conscia di quanto era accaduto e soprattutto delle sue responsabilità in merito alla vicenda. Nel colloquio ha tra l’altro fatto presente che amava moltissimo suo figlio Alessandro, ma non avrebbe saputo spiegare la causa scatenante che l’ha portata al raptus omicida.
Monica Cabrele ha ucciso il figlio di neppure tre anni a coltellate mentre la bambina messa al mondo tre mesi fa dormiva nella stanza accanto e il marito era uscito a comprare delle pizze. In un attimo ha distrutto una famiglia felice e da quel momento non ha detto una parola. Dopo 24 ore passate come in trance, tenuta sotto sedativi in un letto del reparto di Psichiatria dell’ ospedale di Padova e piantonata dai carabinieri, Monica Cabrele ha cominciato a farlo davanti al pm Canova.
L'accusa, come detto, è omicidio volontario del figlio. Sabato sera, al rientro a casa, ha trovato il figlio Alessandro morto, tra le braccia della madre, in un lago di sangue. Lei, con lo sguardo pietrificato, ha continuato a tenerlo stretto a sè con ostinazione: ci sono volute quattro ore per convincerla a farsi staccare dal grembo il corpicino. Da quel momento Monica non ha profferito una parola su quello che è accaduto in quella mezz’ora di assenza del marito. Un silenzio che gli inquirenti devono spezzare per capire cosa ha spinto la donna ad avventarsi contro il piccolo con un coltello da cucina, sferrando una decina di colpi: quanti esattamente, sarà l’autopsia a dirlo (è in programma oggi).
Probabilmente è stata una depressione post parto a far esplodere la tragedia, di cui Monica aveva mostrato alcuni segni dopo la nascita della piccola Erika. Lei e il marito Gianni Bellato, 40 anni, avevano accolto con gioia l’arrivo della secondogenita, come stanno a testimoniare i fiocchi rosa ancora appesi alla ringhiera della loro casa di Pieve di Curtarolo. Poi qualcosa deve essersi spezzato dentro di lei. «Negli ultimi tempi era strana, taciturna» ha raccontato il marito agli investigatori. Segni di una sofferenza, che forse è stata sottovalutata, ma che certo non poteva far presagire una tragedia così grande. Sposati da cinque anni, Monica e Gianni erano a detta di tutti una coppia felice. Così li descrivono i parenti, gli amici, i vicini di casa. Lui, titolare insieme al fratello di una piccola azienda di parquet, e lei, infermiera in una Casa di riposo di Carmignano di Brenta, condividevano gli amici, le feste patronali, la vita del paese.
Il piccolo Alessandro andava all’asilo e tutti lo ricordano come un bambino vispo e allegro: un vicino di casa lo ha visto ieri pomeriggio mentre giocava a pallone in giardino. Poche ore dopo il padre lo ha trovato in cucina straziato dalle coltellate sferrate dalla mamma, che dopo averlo ucciso lo ha avvolto in una coperta e si è distesa sul pavimento tenendolo stretto a sè con gli occhi sbarrati e lo sguardo fisso. In pochi minuti la villetta costruita in mezzo alla campagna si è riempita di investigatori, medici e infermieri. «Mia figlia è una brava mamma - dice disperato e incredulo Domenico, il padre di Monica - veniva sempre qui con i bambini,anche ieri è venuta. Non si capisce cosa sia successo». Anche lo zio di Monica non si dà pace: «Quello che è successo è orrendo. Chiediamo a tutti una preghiera per la nostra famiglia».
23 novembre 2009

Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/padova/notizie/cronaca/2009/23-novembre-2009/madre-omicida-magistrato-ci-volevamo-tutti-bene-1602047687803.shtml09/23-novembre-2009/madre-omicida-magistrato-ci-volevamo-tutti-bene-1602047687803.shtml

Oppure, con altrettanto disprezzo nelle relazioni con gli altri:




Conegliano. Due ragazzi accoltellatidurante un concerto con mille persone
Arrestato un diciannovenne veronese, in ospedale una ragazza di Padova che festeggiava i 20 anni e un sedicenne di Salzano

Si accoltellano le persone per renderle sofferenti come il crocifisso insegna loro fin dalla prima infanzia!


di Manuela Collodet
CONEGLIANO (23 novembre) - Due ragazzi feriti e un giovane arrestato. É il bilancio di una notte di follia alla Zion rock club di Conegliano. In questo capannone della zona industriale della cittadina trevigiana si erano dati appuntamento sabato sera oltre mille ragazzi, in arrivo da tutta la regione per assistere all’unica tappa nel Nordest dei Bloody Beetrotts, un duo di musica elettronica, formato da Bob Rifo e Tommy Tea, entrambi di Bassano.L’atmosfera, in attesa che "gli alfieri mascherati" salissero alla console, era già calda, un mix micidiale di elettronica e isteria. In pista centinaia di persone che saltavano, si spingevano, "pogavano", per dirla con il loro gergo. Ma all’improvviso una ragazza si è accasciata, per un attimo ha pensato di aver preso un pugno all’addome, ma quando si è guardata la mano ha visto sangue, tanto sangue, che le usciva dalla pancia. Un taglio netto e profondo in pieno addome. Da qui alla consapevolezza di quanto accaduto è stato un attimo. E attimi concitati sono seguiti: è stata accompagnata all’esterno, sono arrivati i soccorsi che per oltre mezz’ora hanno fatto di tutto per stabilizzare quella ragazza che sembrava in fin di vita.E.F., era arrivata da Padova con un gruppo di amici per festeggiare i suoi vent'anni. Il suo compleanno è finito ancor prima d’iniziare. Trasportata in ospedale a Conegliano è stata operata d’urgenza nella notte. Ora le sue condizioni sono stabili ma ne avrà per due mesi. Ma la notte è stata tragica anche per un sedicenne veneziano di Salzano pugnalato alla spalla, anche lui è stato accompagnato all’ospedale, per essere poi dimesso con una prognosi di 15 giorni.Allo Zion il dj mascherato è salito sul palco lo stesso. I ragazzi feriti non l’hanno sentito, ma lui, Bob Rifo, ha suonato per loro. È stato informato di quanto accaduto e, d’accordo con la proprietà e la polizia, ha deciso di fare una dj set breve. Dentro c’erano oltre mille ragazzi, il panico era da evitare. Intanto la polizia ascoltava i ragazzi: più d’uno ha riferito d’aver visto un giovane con i pantaloni chiari e la maglietta dei Bloody Beetroots avvicinarsi alla ventenne e colpirla, come averlo visto colpire il ragazzo.E ben presto il cerchio gli si è chiuso attorno: Giorgio Caneva, 19enne di Minerbe, nel Veronese, è stato arrestato dopo poche ore. Era ubriaco fradicio: alle 5,30 l’alcoltest era arrivato a 1,66. Ma nonostante l’alcol ha fatto di tutto per non essere individuato. È andato in auto e si è cambiato la maglia, mettendosene una bianca, e quando gli investigatori gli hanno chiesto conto del sangue sui pantaloni non ha battuto ciglio: «Mi sono ferito al mignolo», ha risposto. Di risposte invece non ne ha avute per quelle quaranta lattine di birra, quel coltello e quella spranga di ferro che la polizia gli ha trovato in auto.
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=81431&sez=NORDEST
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Si tratta sempre della preghiera cristiana che entra come un cancro nel cervello delle persone e condiziona il loro modo di vivere nel mondo.
Questa madre depressa, lo era perché era cattolica.
E’ il cattolicesimo che ha prodotto sia la sua depressione che il sistema nel quale ha veicolato la sua depressione. Questo ragazzo ubriaco che ha giocato col coltello, era ubriaco e ha giocato col coltello perché è il crocifisso che gli ha imposto quelle modalità comportamentali che lui ha soggettivato e riprodotto nella società civile.
In psicologia è noto il meccanismo dell’identificazione psichica. Quando imponi il modello del dio padrone ai ragazzi, non ti puoi aspettare che i ragazzi si identifichino necessariamente con lo schiavo; ma è molto probabile che si identifichino col dio padrone e agiscano per sottomettere chi, secondo loro, dovrebbe essere uno schiavo. Lo stesso vale per la madre che dopo il parto si sente vuota e incapace di rispondere psicologicamente al mondo. Lei sa che il figlio l’ha menomata, ma il cristianesimo gli ha imposto il delirio di onnipotenza e ammazzando il figlio trova l’unica soluzione che il cristianesimo gli ha offerto: riprendersi ciò che i figli gli hanno sottratto dal momento che, quanto sottratto, non può, secondo il cristianesimo, ricostruirlo. Non tutte le madri ammazzano i figli appena nati, ma il cristianesimo induce tutte le madri a farlo imponendo loro la madonna addolorata, ma loro, quasi sempre, scelgono di non rispondere.

23 novembre 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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