LA VERITA'

La verità si divide in "verità di fede" e "verità di tortura". Della verità pura e semplice non frega niente a nessuno.

venerdì 4 dicembre 2009

Meccanismi di giustificazione della pedofilia nella chiesa cattolica e sentenza del tribunale contro il Buon Pastore.

"Io sono la porta delle pecore. Tutti quelli che sono venuti prima di me sono ladri e assassini: ma le pecore non li hanno asoltati. Io sono la porta. Chi per me passerà sarà salvo; entrerà, uscirà e troverà pascoli." Giov. 10, 7-8

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In questo processo, a questo prete cattolico, si è manifestato un atteggiamento con cui i preti cattolici giustificano la loro pratica di pedofilia: “noi ci occupiamo dei ragazzi , combattiamo la pedofilia; dunque, è giusto che ci prendiamo una ricompensa dai ragazzi!”. Il Buon Pastore che si prende la ricompensa dalle proprie pecore.
E’ un atteggiamento psicologico di “proprietà” che nasce e si sviluppa attraverso l’educazione cristiana. Anziché essere un soggetto portatore di doveri; si diventa un soggetto che, per svolgere un ruolo educativo, ci si attribuisce diritti nei confronti dei soggetti deboli di cui “ci si prende cura”. E’ la “carità cristiana” che per essere veicolata deve costruire la miseria nella società in modo che, colui che la fa, possa trarre soddisfazione psicologica nei confronti dei miserabili che assiste.
Al di là di come si concluderà la vicenda giudiziaria di questo prete, l’esercizio di diritti nei confronti dei soggetti deboli, proprio dei vangeli, è una delle maggiori offese che vengono fatte nella società civile e giustificate dall’esposizione del crocifisso.
Negli oratori si distrugge la psiche dei ragazzi. Li si costringe a rinunciare ad essere dei soggetti di diritto Costituzionale. Eppure, ai politici fa comodo continuare ad imporre il crocifisso nelle scuole per favorire la violenza sui minori. Anziché istruire i ragazzi sui loro diritti, si preferisce costringerli a subire la violenza del crocifisso per violentarne la psiche e produrre dei cittadini timorosi, pavidi e insicuri.
Riporto la notizia dal giornale La Repubblica:





Il bacio proibito del prete antipedofilia
di Sarah Martinenghi




E´ conosciuto per il suo impegno nella lotta alla pedopornografia, è il creatore di siti internet con filtri protetti per i bambini, è uno dei preti che ha ricevuto più premi e riconoscimenti, e ha sempre detto che la sua missione è quella di «proteggere i minori». Eppure proprio da un bambino è stato messo nei guai. E ieri mattina, durante un´udienza riservatissima e a porte chiuse, è stato condannato: a don Ilario Rolle sono stati inflitti tre anni e otto mesi in abbreviato con l´accusa di «violenza sessuale». Una condanna pesantissima, che va persino oltre alle richieste fatte dalla procura. A emettere la sentenza è stato il giudice per l´udienza preliminare Cristiano Trevisan. Il delicato fascicolo era stato assegnato dal procuratore aggiunto Pietro Forno al sostituto Stefano Demontis, che nel corso della sua requisitoria aveva chiesto la condanna del prete a un anno e otto mesi. Ma il giudice ha ritenuto che l´episodio di cui il prete era accusato fosse grave e che non sussistesse l´ipotesi «lieve» di violenza sessuale sostenuta dalla procura, infliggendo due anni di più rispetto alla richiesta della stessa accusa, forse anche perché dal passato di don Ilario sarebbero emerse altre ombre.L´accusa di aver abusato di un minore non è in questo caso intesa come stupro, e non si tratta nemmeno di episodi di palpeggiamento: nel capo d´accusa contro il prete di Venaria non c´è nulla di tutto ciò anche se il reato contestato rientra nella pedofilia. Sarebbe stato «solo» un bacio a far finire don Rolle alla sbarra. Un bacio sulle labbra, però, dato a un dodicenne che frequentava l´oratorio e con cui il prete aveva un rapporto di amicizia e di affetto. E questa è stata proprio la difesa del sacerdote, assistito dall´avvocato Stefano Castrale, che si è proclamato innocente, spiegando che il bambino ha confuso un suo gesto d´affetto, scambiandolo per qualcos´altro, e per effusioni che comunque non sarebbero state così intime.
Ma quel bambino, assistito dall´avvocato Silvia Navone, secondo l´accusa, non avrebbe avuto alcun motivo per inventarsi di aver ricevuto un bacio dal prete. Lo aveva confidato una volta tornato a casa, parlandone prima con il convivente della madre, e poi con la sua mamma. E la donna aveva deciso di sporgere denuncia in procura, solamente perché venisse accertata la verità. Il giudice ha creduto al piccolo, e oltre a condannare don Ilario Rolle, ha anche disposto una provvisionale di risarcimento alla famiglia.L´episodio del bacio sarebbe avvenuto un paio di anni fa, proprio nell´oratorio della parrocchia Santa Gianna Beretta Molla a Venaria Reale, in cui don Ilario è parroco. Nel corso delle indagini e del processo non sarebbero emersi altri episodi di «violenza» o altri casi di bambini abusati. La procura si è trincerata dietro il silenzio, e nessuno ha voluto commentare la condanna inflitta ieri al sacerdote. L´avvocato difensore Stefano Castrale farà senz´altro appello. Ma tre anni e otto mesi di carcere sono tanti, e l´accusa di pedofilia rischia di rovinare per sempre una vita dedicata alla lotta contro la violenza sessuale sui minori.
(03 dicembre 2009)


Tratto da:
http://torino.repubblica.it/dettaglio/Il-bacio-proibito-del-prete-antipedofilia/1795517



Ho l’impressione che in questa causa si siano confrontate due tesi su ciò che è grave nella violenza sessuale. La gravità della violenza è determinata dall’atto del violentatore sul minore, o è determinata dal potere, dal ruolo sociale, che il violentatore aveva e col quale ha messo in atto la violenza? E’ il gesto con cui si fa violenza che può essere considerato più o meno grave, o è la gestione di una situazione oggettiva gestita dal violentatore che determina l’immane gravità di un gesto che, astrattamente, può essere considerato non grave?
Se lo stesso gesto lo avesse fatto un passante per strada, poteva essere considerato un gesto saltuario e, magari, considerato lieve. Ma il gesto è avvenuto in una struttura, gestita dal prete, con il prete che fungeva ad un ruolo di garante della “moralità”. In quella struttura giravano altri ragazzi: potere di gestire una struttura, potere di appropriarsi di ragazzi riducendoli ad oggetto.
L’assoluta gravità è data da questa situazione, dal pericolo per i ragazzi.
L’intera chiesa cattolica è un pericolo per i ragazzi. Molti politici, anziché proteggere i ragazzi da questi pericoli preferiscono imporre loro il crocifisso. Preferiscono costringerli in ginocchio davanti al crocifisso piuttosto che assumersi la responsabilità sociale di costruire dei cittadini.


Vale la pena di inserire un’integrazione a questo articolo.
L’integrazione ha lo scopo di mettere a fuoco l’ambiente sociale e culturale in cui il parroco può praticare la sua attività di pedofilia e di violenza nei confronti dei minori mantenendo un’impunità garantita da un ambiente culturale e morale degradato.
Cosa significa un ambiente culturale degradato?
Significa che la cultura delle persone, in cui si muove il parroco, hanno perso ogni dimensione di futuro. Hanno perso ogni possibilità di sopravvivenza sociale rinchiudendosi in un presente dal quale non riescono ad emergere. I loro figli vengono chiusi in quel presente, al di là di ogni atto criminale che possono subire, perché quel presente li rassicura. E’ come se queste persone fossero chiuse in una cella di una prigione psicologica e insegnano ai loro figli a sopportare le violenze dei guardiani perché non esiste altro mondo che le mura di quella cella.
Scrive il giornale di Torino:


Altri due processi contro il sacerdote nel passato per gli stessi motivi. Ma senza conseguenze.
Pedofilia, la Curia difende il prete condannato
(s.mart.)
La mamme di Venaria: "Continueremo a mandare i nostri figli all'oratorio"

La comunità si stringe attorno a lui: ci sono maestre di catechismo con gli occhi pieni di lacrime, e bambini che gli scrivono lettere di solidarietà. La notizia della condanna a tre anni e otto mesi di carcere inflitta due giorni fa a don Ilario Rolle ha scosso Venaria, e in particolare la chiesa di Santa Gianna di cui è parroco. «Non è possibile, c´è così tanta malvagità dietro questa storia. Noi siamo quasi tutte mamme e abbiamo così fiducia in lui da non avere alcun dubbio, e intendiamo dimostrarglielo in ogni modo, mandando ancora di più i nostri ragazzi a catechismo da lui» dicono le donne fuori dalla chiesa. La reazione della Curia è stata di «profonda meraviglia e amarezza»: «Affermiamo il nostro rispetto per la magistratura, e confermiamo la stima e la fiducia nel sacerdote. Riconosciamo il valore positivo del serio lavoro educativo da lui svolto da anni nella tutela dei minori. Nello stesso tempo apprezziamo il gesto di grande sensibilità pastorale di don Ilario che ha chiesto di essere esonerato dal servizio parrocchiale in attesa che sia riconosciuta la sua innocenza». Le voci sul processo circolavano da tempo. Del resto il parroco, da sempre impegnato proprio nella lotta contro la pedopornografia, non ha mai nascosto i propri guai ai suoi parrocchiani, raccontando anche le vicende del passato. Due diverse storie che parlano ancora di violenza sessuale, e che si sono risolte nel nulla. Ma che forse hanno pesato davanti al giudice per l´udienza preliminare che lo ha condannato a 3 anni e otto mesi per un bacio a un bambino di 12 anni. Ma quasi nessuno, in parrocchia, ha mai creduto a quelle accuse. Tanto che solo tre genitori hanno tolto i propri figli dall´oratorio quando l´episodio del «bacio» era venuto fuori. Il primo guaio giudiziario che aveva travolto don Ilario Rolle risale al 1990. All´epoca era parroco a Vallongo, frazione di Carmagnola, e lì diede ospitalità a un ragazzo che veniva dal mondo della prostituzione. Lanciò delle accuse gravissime, tra il 1988 e il 1989, e nacque un grosso scandalo che travolse anche un avvocato, Giancarlo Rossi Carpino, oltre che il sacerdote. Anche don Ilario fu rinviato a giudizio e venne prosciolto: il processo contro di lui non entrò nel merito, ma l´accusa cadde per mancanza di querela di parte. Il sacerdote spiegò comunque che si trattava di una vendetta nei suoi confronti. Proprio in quegli anni nacque l´impegno del prete a combattere in prima linea contro la pedopornografia, inventando poi nel 1997 il primo sito internet dotato di un filtro per la navigazione sicura. Ma dopo poco, intorno al 2000, un altro «guaio» ancora pendente, questa volta cominciato per via di un ragazzo di 23 anni romeno. Contro il sacerdote non c´è stata alcuna denuncia o procedimento aperto. Anzi, è lui la parte lesa, perché vittima di un tentativo di estorsione da parte del romeno. Ascoltato dai magistrati, il ragazzo ha però sostenuto che don Ilario avrebbe abusato di lui e di altri ragazzi, che però interrogati, hanno negato di aver mai ricevuto attenzioni particolare da parte del sacerdote.
(04 dicembre 2009)


Tratto da:
http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/pedofilia-la-curia-difende-il-prete-condannato/2116425
Non è forse l’atteggiamento dei genitori che inveivano contro i poliziotti che arrestavano le maestre dell’asilo nido Cip Ciop di Pistoia?
Quanta violenza subirono quei ragazzi romeni accusati di voler estorcere?
Diffamati da chi era socialmente più forte e incuteva loro terrore. Alla luce di questa sentenza, diventa più che un sospetto viste le tradizioni di diffamazione proprie della chiesa cattolica.
Iniziano i dubbi che si siano criminalizzate le vittime di allora per salvaguardare il diritto del prete cattolico a stuprare i ragazzi. Accuse cadute per mancanza di querela di parte. E’ come il mafioso che riesce ad avere l’impunità. Che riesce a non farsi processare perché ha l’aiuto dell’amico dell’amico o compera le testimonianze a proprio favore.
Le maestre di catechismo, che si ritengono legittimate a far violenza ai ragazzi, sono in lacrime. Loro che li hanno violentati imponendogli il diritto assoluto del figlio del dio padrone che è padrone anche lui. La malvagità del prete cattolico viene storpiata, stuprata, e diventa la malvagità di chi lo accusa: di chi vuole giustizia. Dei magistrati che ritengono, a differenza delle maestre di catechismo e degli oratori, che le persone sono dei soggetti di diritto Costituzionale e non degli oggetti d’uso per le perversioni pedofile dei preti cattolici.
Le mamme vendono i loro figli agli oratori e alle parrocchie. Loro se ne sbattono della violenza che i loro figli possono subire. E’ la degenerazione del tessuto sociale che ha perso ogni spinta verso il futuro e che vede i ragazzi come degli oggetti d’uso e non come i futuri cittadini. E’ l’effetto perverso del crocifisso che fa perdere alle persone la loro dimensione di società.
Aggiunto il 05 dicembre 2009

04 dicembre 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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