LA VERITA'

La verità si divide in "verità di fede" e "verità di tortura". Della verità pura e semplice non frega niente a nessuno.

martedì 23 marzo 2010

Il significato della celebrazione della Pasqua fra gli ebrei e i cristiani: differenze e affinità.

Le immagini rappresentano espressione di Attis e di Cibele nelle rappresentazioni delle feste Megalesia. Le feste di Megalesia celebrano la resurrezione di Attis e il dolore di Cibele per la sua perdita.

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Fra poco si celebra la Pasqua ebraica.
Poi seguirà la pasqua cristiana.
Secondo l’interpretazione degli ebrei, gli ebrei celebrano l’uscita dalla schiavitù dall’Egitto.
Per celebrare un avvenimento è necessario che l’avvenimento sia esistito, oppure che l’avvenimento appartenga ad un’invenzione letteraria che conservi dei principi sociali, etici, morali o religiosi, da preservare e tramandare.
La schiavitù in Egitto degli ebrei non c’è mai stata.
Come le piramidi non furono costruite da schiavi, ma bensì da lavoratori ben pagati (un loro sciopero di protesta durò oltre un anno), così la schiavitù in Egitto, come raccontata dalla bibbia, non c’è mai stata. Non c’è mai stato un esodo dall’Egitto
Il racconto della schiavitù degli ebrei in Egitto fu inventato dagli ebrei durante la deportazione a Babilonia. Attorno al 600 a.c. Fu inventato, con i primi cinque libri del pentateuco, al solo scopo di impedire agli ebrei deportati di integrarsi con la popolazione babilonese. La circoncisione, pratica igienica egiziana, fu assunta dagli ebrei come metodo di marchiatura del bestiame umano affinché il bestiame umano del “popolo eletto” fosse riconoscibile fra le altre popolazioni a Babilonia. Rimanere separati e a disposizione dei capi ebrei che erano, in realtà, i veri schiavisti (come li intendiamo oggi) degli ebrei a Babilonia fu lo scopo che portò ad inventare una schiavitù in Egitto dalla quale il loro dio padrone li trasse.

La Pasqua ebraica, diciamo subito, non celebra un avvenimento, come potrebbe essere “l’unità d’Italia”, ma una diffamazione nei confronti dell’Egitto. L’accusa di “schiavismo” agli Egiziani (come pratica particolare e non come relazione sociale presente in ogni paese antico) fu una specie di marchio d’infami che gli ebrei imposero agli egiziani anche con l’aiuto di altre persone (Erodoto) che, comunque, non erano animate da sentimenti di odio come gli ebrei. Una legittimazione d’odio nei confronti del popolo egiziano.
Il dio degli ebrei non dice “Io vi ho liberati dalla schiavitù!”, ma dice: “Voi sarete i miei schiavi non avendo altro dio fuori che me, perché io vi ho portati via dai vostri padroni egiziani!”. Gli ebrei non celebrano la liberazione da uno stato di schiavitù, ma celebrano il successo del loro dio nel renderli schiavi a sé.

Gli ebrei non celebrano il diritto degli uomini a non essere schiavi, ma celebrano il diritto del loro dio padrone a trasformare le persone in schiavi. Loro stessi, in quanto popolo eletto, si ritengono schiavi del loro dio padrone il quale li ha eletti a schiavi eletti: popolo eletto con diritto di macellare e di imporre la schiavitù ad altri popoli.

La pasqua ebraica è un’esaltazione della schiavitù. E’ l’esaltazione di quella relazione schiavo-padrone che consente ad un soggetto (o ad un popolo) di farsi padrone o schiavo a seconda delle condizioni storiche che incontra. Padrone o schiavo a seconda dei rapporti di forza che incontra, ma non in base a norme di diritto che devono essere rispettate.

Il secondo aspetto che viene celebrato nella Pasqua ebraica è il diritto al genocidio!

Nella Pasqua ebraica si celebra il diritto di ammazzare tutti i bambini egiziani. Per estensione, praticare il genocidio di chi non si mette in ginocchio.
E’ una cosa intollerabile per il diritto internazionale, eppure gli ebrei celebrano il diritto di praticare il genocidio nei confronti di chi non si sottomette alla loro violenza.

Quando gli ebrei scrivono della loro uscita dall’Egitto “la casa di schiavitù”, mica raccontano di Mosè che scavare un tunnel o organizza di un’evasione di massa, o di comportamenti eroici del loro popolo ebreo. Il popolo ebreo è passivo: il loro padrone è attivo.
Raccontano di un Mosè che chiede a “Faraone” di uscire dall’Egitto dopo una serie di “piaghe”, ma, dal momento che il dio padrone degli ebrei è intervenuto offuscando la capacità di decisione di “Faraone”, il dio padrone degli ebrei si sente legittimato a sterminare i bambini egiziani.
Questa è la logica ebrea: prima riempio una persona di eroina in modo da impedirgli di emettere un giudizio coerente e poi la condanno perché il giudizio che emette non è coerente. In effetti viene praticata con i Palestinesi e tutto il mondo sta a guardare.

Proviamo a leggerci questa perversione assoluta che solo un malato mentale quale appare il dio degli ebrei può congetturare.
Dice il dio padrone degli ebrei a Mosé:

“ “Faraone non vi darà ascolto, affinché io moltiplichi i miei prodigi nella terra d’Egitto.” Mosé e Aronne fecero tutti questi prodigi alla presenza di Faraone; tuttavia il dio padrone indurì il cuore di Faraone che non lasciò partire i figli d’Israele dal suo paese.” Esodo 11, 9-10

Ma che cosa aveva detto o fatto Mosè che il “Faraone” non aveva capito o voluto capire?

Innanzi tutto il dio padrone degli ebrei fece “...entrare il popolo ebreo nelle grazie degli egiziani.” Esodo 11,3

Dopo di che il piano di Mosè fu:

“Mosè disse: “Così parla il dio padrone: verso mezzanotte attraverserò l’Egitto, ogni primogenito morrà nel paese d’Egitto. Dal primogenito di “Faraone”, erede al trono, al primogenito della schiava che attende alla macina, come pure ogni primogenito degli animali. E per tutto l’Egitto vi saranno tali lamenti che mai ci furono né ci saranno. Ma tra i figli d’Israele neppure un cane abbaierà contro anima viva, uomo o bestia che sia, affinché sappiate che il dio padrone ha fatto una separazione ben netta tra gli egiziani e gli israeliti. Anzi tutti i tuoi servi scenderanno da me, e inchinandosi davanti a me, supplicheranno: Parti tu e il tuo popolo che è al tuo seguito. Dopo di che partirò”.” Esodo 11, 4-8

Con questa intenzione stragista si istituisce la pasqua:

“Si provveda un agnello, un agnello per casa [...]
Lo custodirete fino al quattordicesimo giorno di questo mese e tutta l’assemblea d’Israele, radunata, lo immolerà alla sera. Si prenda un po’ del suo sangue e si spanda sopra i due stipiti e sopra il frontone della porta, nelle case in cui si deve mangiare. La carne si mangi in quella stesa notte, abbrustolita al fuoco con pani azzimi ed erbe amare. Non ne mangerete crudo, né lessato nell’acqua; ma arrostito al fuoco, testa gambe e interiora. Non lasciate nessun avanzo per il giorno seguente e quello che sarà rimasto allo spuntar del mattino bruciatelo. Lo mangerete in questa maniera; avrete i fianchi cinti, i calzari ai piedi, il bastone in mano: mangiatelo in fretta; è il passaggio del dio padrone. In quella notte io passerò per l’Egitto e percuoterò ogni primogenito del paese, sia degli uomini che degli animali, e farò giustizia di tutti gli Dèi dell’Egitto. Io sono il dio padrone. Quel sangue servirà ad indicare le case dove voi abitate : quando io vedrò quel sangue, passerò oltre senza toccarvi e non vi sarà in mezzo a voi nessuno colpito a morte quando io percuoterò l’Egitto. Quel giorno sarà per voi memorabile; voi lo celebrerete come festa in onore del dio padrone; e per tutte le vostre generazioni voi lo festeggerete come legge perpetua.” Esodo 12, 1-14

Gli ebrei con la Pasqua celebrano il genocidio per il gusto del genocidio.
Il genocidio gratuito di popoli e bambini. La soluzione finale di hitleriana memoria.

Quando i cristiani vollero appropriarsi della Pasqua indicandola come momento di resurrezione del loro dio padrone, si trovarono in concorrenza con gli ebrei. Come gli ebrei con la Pasqua celebravano il diritto al genocidio del loro dio padrone e, per estensione, il loro diritto al genocidio di ogni popolo, i cristiani con la Pasqua celebrarono il diritto ad imporre dolore e sofferenza ai popoli.

La Pasqua cristiana fu una riproduzione dell’ideologia dottrinale ebrea e il cristianesimo la attua in circa 2000 anni di vessazioni a cui il cristianesimo ha sottoposto le persone di religione ebrea. Le violenze dei cristiani nei confronti degli ebrei, perpetrate nel corso dei secoli, avevano il solo scopo di contendere agli ebrei il diritto al genocidio in nome del medesimo dio padrone.
La stressa Shoah, il genocidio perpetrato dai nazisti nei confronti degli zingari, degli omosessuali e degli ebrei, altro non è che riproduzione del meccanismo del genocidio che gli ebrei hanno elevato a comportamento del loro dio. Nel caso del nazismo e della Shoah i nazisti assumono il ruolo degli ebrei nelle grazie del dio padrone (Gesù una la sferza per cacciare i mercanti dal tempio e i nazisti fanno lo stesso per cacciare gli ebrei dalla Germania che è il loro tempio) e gli ebrei assumono il ruolo dei primogeniti egiziani che vengono infilati nelle camere a gas.
Non è un caso che nei campi di sterminio ci sia stata una sola rivolta dei deportati. Non fu fatta dagli ebrei, bensì da chi amava la libertà per la libertà: gli zingari. Nei campi di sterminio gli ebrei hanno svolto il ruolo sacrificale degli agnelli dei cristiani o hanno svolto il ruolo impotente dei primogeniti egiziani.
Quando si costruisce un meccanismo ideologico e lo si cala, attraverso l’ideologia religiosa, nei comportamenti emotivi infantili, questo modello si trasforma in modello naturale che il bambino, una volta adulto, applica nella ricerca della soluzione dei suoi problemi.

Per giustificare il genocidio nei confronti degli ebrei, i cristiani non si limitano a far propria l’istituzione della pasqua degli ebrei. I cristiani fanno propri i principi di morte e di distruzione della pasqua degli ebrei come legittimazione del loro dio padrone a distruggere i popoli, ma rubano la rappresentazione formale alle feste romane di Megalesia che all’inizio di primavera vengono celebrate a Roma.

Diventa interessante riassumere le feste di Megalesia celebrate dal 20 marzo al 26 marzo.
Tolti i primi due giorni, il 20 e il 21 marzo, in cui non ci sono celebrazioni delle feste di Megalesia a Roma, la ricorrenza ha questo svolgimento.
Le celebrazioni rituali vere e proprie iniziano il 22 marzo con la processione dei sacerdoti di Cibele che portano in giro per la città il pino avvolto in strisce di lana e coronato di viole fino al tempio di Cibele. Il pino simboleggia Attis, il giovane che amava Cibele e che fu ucciso da un cinghiale. La cerimonia “magica” sta a significare “arbor intrat”; l’albero entra, con evidente simbolismo erotico legato alla primavera. Da questo momento iniziano i misteri di Cibele. Attis simboleggia tutti gli Esseri della Natura nelle loro trasformazioni legate al momento dell’inizio della primavera.
Il 23 marzo la commemorazione di Megalesia continua con il giorno di tristezza e lutto per la morte di Attis. Rappresenta la riflessione sulla fine del ciclo, sulla morte, su come giungere al momento della morte del corpo fisico.
Il 24 marzo si celebrano i funerali di Attis con danze sfrenate e spesso con cadute in estasi. Spesso, al culmine dell’estasi, i sacerdoti si infliggono ferite ( da dove fu copiata la fustigazione del Gesù dei cristiani) alcuni si castrano (la pratica fu proibita per legge dal senato Romano). Nel tempio si teneva una veglia da parte degli iniziati al culto di Cibele.
Il 25 marzo era il giorno di gioia e di festa per la resurrezione di Attis. Era la Natura che risorgeva ed era una festa tanto grande che in città ogni lutto era sospeso. Le persone si travestivano e scoppiava una specie di carnevale di festa.
Il 26 marzo era il giorno del riposo dopo la festa per la rinascita di Attis. Era l’ultimo giorno delle feste di Megalesia.

Questo meccanismo di celebrazione viene rubato dai cristiani per costruire il meccanismo della loro pasqua.
Su questo meccanismo di vita i cristiani impongono il meccanismo di morte, di legittimazione del genocidio come voluto dal dio padrone degli ebrei. Raccontano che il loro inesistente Gesù è ammazzato dagli ebrei (e non da un cinghiale come in Attis) e con questo criminalizzano gli ebrei “colpevoli” di un inventato deicidio (come inventata era la loro schiavitù in Egitto). I cristiani hanno giustificato il genocidio degli ebrei ritorcendo contro gli ebrei il meccanismo del genocidio divino inventato dagli ebrei.

Della pasqua degli ebrei e dei cristiani è rimasto solo la celebrazione del genocidio. Quel diritto al genocidio che i cristiani hanno attuato nei confronti dei popoli non cristiani e degli ebrei. Genocidio che i cristiani hanno praticato contro zingari, omosessuali ed ebrei nella veste di nazisti. Genocidio che gli ebrei oggi attuano nei confronti dei Palestinesi ritenendosi in diritto di rubare loro la terra, le case, la cultura, la vita stessa.
La pasqua celebra il genocidio.
Celebra ciò che la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo condanna in assoluto: la pasqua è una dichiarazione di guerra alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo dell’ONU!

La celebrazione della pasqua ad opera di ebrei e cristiani è un atto di violenza e ferocia contro il genere umano e i principi di libertà a fondamento delle Costituzioni moderne.

23 marzo 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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