LA VERITA'

La verità si divide in "verità di fede" e "verità di tortura". Della verità pura e semplice non frega niente a nessuno.

martedì 11 maggio 2010

Cristianesimo e democrazia: una questione che riguarda la Costituzione della Repubblica


Nemmeno ho fatto a tempo a gettare la traccia di proposta per la modifica della seconda parte della Costituzione della Repubblica in funzione dei bisogni dei cittadini, che l’organizzazione criminale dei vescovi (quelli che per millesettecento anni hanno legittimato la violenza nei confronti dei bambini in nome del loro profeta delinquente e criminale), si propongono disponibili a contribuire al “«delicato e importante» tema delle «riforme istituzionali».”. Dopo aver violentato la società civile da quando è nata la Costituzione e aver istigato le Istituzioni Democratiche a comportamenti criminali e costituzionalmente illegali, ora pretendono di legittimare la loro illegalità partecipando a modificare la Costituzione: i torturatori che legittimano le torture messe in atto contro una società violentata.
I complici politici del clericalismo ideologico-religioso cattolico, li troviamo disseminati dovunque nella politica italiana. Da Veltroni, Rutelli, Bersani e Fassino, passando per Berlusconi, Garfagna, Scaloja, Sacconi, Letta, Bertolaso, Balducci e continuando con Casini e Buttiglione, Fini, La Russa, e chi più ne ha più ne metta senza dimenticare i residui dei partiti comunisti, radicali e dell’estrema destra. Terminiamo infine con Bossi, Calderoli, Zaia, Maroni, che fanno dell’ideologia cattolica arma di disarticolazione della Costituzione della Repubblica.
In queste condizioni sociali i cittadini sono le prede dei talebani cattolici che i politici, per attentare alle Istituzioni democratiche, tentano di contrapporre ai talebani musulmani. E quando non ci sono i talebani musulmani, ma solo musulmani democratici, allora se li inventano immaginando trame segrete che stanno solo nella loro attività criminale.

Non ho fatto a tempo a buttare giù una proposta di modifica della Costituzione che i vescovi cattolici si sono allarmati. Come? I cittadini soggetti di diritto? Noi, dicono i vescovi cattolici, siamo i padroni dei cittadini e i cittadini non devono abusare della libertà che NOI concediamo loro.

Dal punto di vista sociale si chiama nazismo.

Riporto l’articolo del Corriere della Sera:

«il punto è come vivere la solidarietà all'interno del Paese»
I vescovi aprono al federalismo Ma bocciano quello fiscale: «Fallirà»
Per la Cei il sistema fiscale così come è stato concepito fino ad ora rischia di moltiplicare il centralismo

CITTÀ DEL VATICANO - I vescovi italiani non hanno pregiudizi nei confronti del federalismo «previsto tra l'altro dalla Costituzione». Ma «il punto è come vivere la solidarietà all'interno del Paese». Per la Cei, in sostanza, il sistema fiscale «è l'architrave» del processo federalista ma così come è stato concepito fino ad ora rischia di moltiplicare il centralismo senza aprire la porta alla sussidiarietà e ai poterei decentrati sul territorio. La critica è contenuta nel documento preparatorio della prossime «Settimane sociali», l'appuntamento storico del cattolicesimo italiano, che si terranno a Reggio Calabria dal 14 al 17 ottobre. Il documento è stato presentato nella sede della Radio Vaticana dal presidente del comitato organizzatore delle Settimane sociali, monsignor Arrigo Miglio, capo della commissione problemi sociali della Cei, dal vicepresidente del Comitato, il professor Luca Diotallevi e dal portavoce della conferenza episcopale, mons. Domenico Pompili.
«SI MEDITI SU DUALISMI E DIFFERENZE» - Nel documento sul Mezzogiorno di febbraio, ha sottolineato Miglio, sono state già individuate alcune caratteristiche che il federalismo, compreso quello fiscale, deve avere perché il Paese «possa continuare a essere solidale». «Abbiamo a che fare - si legge nel documento preparatorio - con politiche di riforma caratterizzate da elementi di incertezza a metà strada tra un funzionale compromesso fra principi di uguale valore e la produzione di decisioni-manifesto, spendibili sul piano del consenso ma fragili sul piano dell'architettura istituzionale e del tasso reale di innovazione». Perciò, aggiunge il testo, è «opportuno» meditare su «dualismi e differenze territoriali del Paese» evitando «effetti perversi» quali «il federalismo da abbandono».
I TEMI - Più in generale i vescovi italiani si dicono disponibile a contribuire al «delicato e importante» tema delle «riforme istituzionali». E in vista della 46esima «Settimana sociale» suggeriscono d «spostare la pressione fiscale dal lavoro e dagli investimenti alle rendite» per «ridistribuirla orizzontalmente». Non manca nel documento Cei un riferimento al tema dell'immigrazione. «Il riconoscimento della cittadinanza da parte dello Stato italiano è solo una condizione, certo necessaria ma non sufficiente, per una piena interazione/integrazione delle seconde generazioni nella società italiana - scrivono i vescovi -. Riconoscere e far rispettare i diritti dei figli dell'immigrazione è infatti una responsabilità collettiva che investe tutte le istituzioni e tutti gli individui».
Redazione online 10 maggio 2010

Tratto da:
http://www.corriere.it/politica/10_maggio_10/cei-federalismo-fiscale_c872e488-5c3d-11df-92dd-00144f02aabe.shtml


Se ci si potrebbe chiedere: perché i vescovi cattolici bocciano il “federalismo fiscale” tanto caro a Bossi, Zaia, Calderoli, Maroni e compagni?
Eppure, tutti costoro hanno già messo in atto azioni in favore dell’organizzazione cattolica. Non solo la finanziano là dove amministrano, ma costringono con la violenza i bambini in ginocchio davanti al crocifisso. E, allora, perché i vescovi non approvano il loro “federalismo fiscale”?
Innanzi tutto perché sono dei servi proni a novanta gradi che aiutano i vescovi cattolici a mettere a novanta gradi i cittadini italiani costringendoli a rinunciare ai loro diritti Costituzionali in funzione del diritto del dio padrone di stuprarli. I servi, come è noto nell’ideologia cattolica (vedi i vangeli), non hanno diritto a chiedere nulla ai loro padroni (i vescovi). Anzi, devono obbedire anche quando i vescovi li bastonano: perché, che gusto c’è ad obbedire ai vescovi quando i vescovi sono buoni (lettere di Paolo di Tarso e di Pietro!).
In secondo luogo, il “federalismo fiscale” è una boiata pazzesca; come era una boiata pazzesca il federalismo che il referendum ha bocciato.
Una boiata pensata come se ci fosse una specie di dio onnipotente; come se non esistessero i trattati internazionali, la Costituzione Europea, gli impegni nazionali e la regolamentazione della possibilità d’azione delle regioni.
L’unico effetto che potrebbe avere questo “federalismo fiscale” è il furto delle proprietà demaniali ai cittadini e la loro consegna, mediante svendita, ad affaristi e mafiosi. Le amministrazioni non hanno un euro da impegnare in ristrutturazioni impegnative come quelle che porta a valorizzare le proprietà demaniali. Chi ha soldi sono affaristi e mafiosi e si finirà con lo svendere il patrimonio nazionale che è la sola garanzia del debito pubblico che è in grado di dare lo Stato. Gli stessi vescovi cattolici continuano a chiedere soldi per finanziare, in maniera criminale e illegale, la scuola privata. Figuratevi mettere soldi per riattare strutture demaniali a meno che queste non siano poi adibite al loro uso personale.
Il “federalismo fiscale” è solo una forma di propaganda usata per gli sciocchi e gli imbecilli attorno alla quale costruire consenso elettorale: come il “dio po’”, “la secessione”, “l’indipendenza”. Serve per gli stolti che sognano il “luminoso avvenire”,”el divertar paroni” o “mari de tocio e montagne de polenta”.
L’unica forma possibile è appunto la modifica che ho proposto della seconda parte della Costituzione che, uscendo dall’ideologia fascista, toglie le Istituzioni dall’altare del dio padrone e riconosce al cittadino il suo ruolo centrale nell’organizzazione dello Stato e della società.
E’ questo che temono i vescovi cattolici: se i bambini stuprati possono chiedere al loro dio padrone di pagare per i delitti e la polizia non può torturarli, rischiano di dover rispondere alla legge come tutti i cittadini.
Naturalmente ci sarà sempre un D’Alema, un Bersani, un Veltroni, un Rutelli, un Fini, un Casini, una Bonino, un Pannella, un Berlusconi, un Alfano, una Gelmini, un Letta, un Zaia, un Bossi, un Sacconi, un Maroni, un Calderoli, pronti a garantire ai vescovi cattolici l’impunità politica nella loro attività di stupro dei bambini ritenendo il cattolicesimo “parte integrante della tradizione italiana”: appunto, quella di stuprare bambini!
Non è un caso che i vescovi cattolici in Italia non siano stati perseguiti per i delitti commessi. Come se avessero avuto una sorta di licenza per delinquere da parte dei politici e dai magistrati.
Per questo l’unica riforma possibile della Costituzione della Repubblica che ne rispetti lo spirito e il bisogno di libertà proprio delle intenzioni (ed è tutto dire) dell’Assemblea Costituente, è quella che io, con tutte le lacune e i limiti, ho proposto.
Ogni altra direzione porta al nazismo. Sia il nazismo nella forma dei campi di concentramento (vedi i lager in cui lo Stato rinchiude gli extracomunitari) sia in una forma più blanda del pietismo nazionalista.

11 maggio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
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