LA VERITA'

La verità si divide in "verità di fede" e "verità di tortura". Della verità pura e semplice non frega niente a nessuno.

martedì 28 giugno 2011

Mauro Vaudagnotto e le complicità delle Procure della Repubblica con il terrorismo della chiesa cattolica



La Procura di Torino che con altre Procure organizzata in Associazione a Delinquere finalizzata al terrorismo sociale torturava ed impediva ai cittadini di difendersi durante i processi procedendo con carcerazioni arbitrarie e con botte nelle carceri e nei luoghi di detenzione. Non è un caso che il nome del mio torturatore diretto, tale La Barbera, sia finito anche nelle inchieste di mafia: la destabilizzazione Istituzionale non si ferma al singolo atto, ma continua con altri atti, come con la mattanza di Genova.
Come per il caso di Mauro Vaudagnotto che la Procura di Torino anziché inquisirlo per reati con finalità di eversione dell’ordine democratico, ha finito, di fatto, col certificare il suo diritto alla violenza sulle persone come licenza d’azione in un terreno sociale marcio e putrido che Istituzioni criminali hanno consegnato agli adoratori del crocifisso e ai loro principi di morte e di assassinio al fine di destabilizzare la Costituzione della Repubblica.
Come nel caso del pediatra di Vicenza che nonostante fosse stato segnalato e denunciato da genitori, gli inquirenti hanno pensato bene di deridere quei genitori archiviando la pratica. Così la Procura di Torino più che verificare i fatti si è preoccupata di aggredire il denunciante al fine di garantire l’impunità a Mauro Vaudagnotto che ha potuto, indisturbato, continuare nella sua attività. Appare evidente un sodalizio criminoso messo in atto dalla Procura di Torino e l’organizzazione criminale chiesa cattolica volto a preservare gli interessi della chiesa cattolica ricordando che, con l’esposizione del crocifisso nelle aule, la Procura di Torino minaccia di morte tutti quelli che non si mettono in ginocchio davanti ai magistrati (quando io fui torturato, i poliziotti torturatori avevano il crocefisso sul muro e non c’era la Costituzione della Repubblica).
Anziché fermare Mauro Vaudagnotto si è preferito archiviare consentendogli di continuare: è il seme marcio di un individuo come Caselli che ha preferito diffondere con la violenza il terrorismo, impedendo alle persone di difendersi, anziché riaffermare i principi Costituzionali. E’ come per i manganellatori della Val di Susa dove a manganellate si impedisce ai cittadini di fruire del loro territorio contro il dettato Costituzionale per riaffermare l’ideologia fascista. E’ la Procura che usa il terrore che il magistrato semina a fini di eversione dell’ordine Democratico: riaffermare il diritto di “autorità” o “istituzione” di agire al di fuori della legge per impedire ai cittadini di fruire nei tempi immediati dei loro diritti Costituzionali.
La legge che anziché essere usata come affermato dalla Costituzione viene usata come imposto dal crocifisso. Dal criminale in croce Gesù e dal macellaio Paolo di Tarso. Magistrati legati al crocifisso e sprezzanti nei confronti del dettato Costituzionale: questo si chiama terrorismo.
Potrei dire che Mauro Vaudagnotto fa le sue “avances” ad un altro adoratore del crocifisso. Il problema è che l’attività della chiesa cattolica sta danneggiando grandemente la società civile e vede la maggioranza dei magistrati prostrati e pronti a favorire ricatti e aggressioni della chiesa cattolica sui cittadini. Da un lato proclami di giustizia fatte a parole e davanti ai microfoni televisivi e nella pratica violenza, ricatti, aggressioni, costrizioni alle persone per espropriarle dell’uso del proprio corpo.
E questo indigna non poco perché questi sono i magistrati che, per i propri interessi personali (se non corresponsabili in prima persona) hanno coperto gli attentatori di Piazza Fontana, della Stazione di Bologna, di piazza della Loggia, come oggi coprono le attività di Ratzinger fingendo un diritto della chiesa cattolica a commettere crimini.
Riporto l’ultima notizia di Mauro Vaudagnotto:


Diacono accusa: ero fragile
quel prete ha abusato di me
Un nuovo caso coinvolge don Mario Vaudagnotto, sacerdote accusato di pedofilia e poi prosciolto. Ora, vicerettore del santuario di Bra, è accusato di molestie sessuali
di OTTAVIA GIUSTETTI



C'È UN nuovo caso che coinvolge don Mario Vaudagnotto e che potrebbe creare imbarazzo per la Curia. Arriva da un santuario del cuneese, il Santuario della Madonna dei Fiori di Bra, dove don Mario è stato nominato vicerettore, quando si è chiusa con l'archiviazione, l'inchiesta della Procura di Torino nei confronti suoi e di altri tre sacerdoti, tutti accusati di pedofilia. La storia aveva fatto molto scalpore ma si era conclusa con il proscioglimento perché il suo accusatore, Raffaele Costa, e un altro ragazzo di strada avevano rilasciato testimonianze discordanti a proposito dell'epoca dei fatti.
La Procura stessa, allora non ritenne attendibile la denuncia di Costa, che fu poi a sua volta accusato di estorsione. Oggi però c'è un altro uomo che addita don Mario Vaudagnotto. Un adulto molto vicino al sacerdote nei mesi tra settembre e dicembre del 2009, che dice di aver denunciato più volte alle autorità ecclesiastiche le molestie di don Mario, senza ricevere risposta alcuna, e che ha raccolto registrazioni audio e video per "inchiodare" chi inizialmente aveva incontrato come padre spirituale e che avrebbe, invece, approfittato della sua condizione di debolezza psicologica per esigere prestazioni sessuali. Scrive proprio così, Giorgio che ha chiesto di mantenere l'anonimato, in una lettera indirizzata alla Conferenza episcopale italiana datata 21 maggio 2011, "È vero che ho 40 anni, però le sembra normale che un sacerdote, con la scusa di farmi stare un po' tranquillo, mi porti nella sua camera, chiudendola a chiave e approfittando della mia debolezza psicologica pretenda di fare sesso con me?".
"Il mio incubo è iniziato a settembre del 2009 quando mi sono trasferito da Milano a Bra per intraprendere con un gruppo di amici un percorso di fede lontano dalla mia famiglia - racconta Giorgio - al Santuario dei Fiori ho conosciuto don Mario del quale non sapevo assolutamente nulla e che mi ha preso sotto la sua ala protettrice visto che gli avevo comunicato la mia intenzione di intraprendere il percorso da diacono. Don Mario si è offerto di farmi da guida spirituale e io, che mi sentivo in quel periodo molto fragile perché i miei genitori mi avevano allontanato non approvando la mia scelta di fede, mi sono appoggiato a lui completamente, credendo di poter trovare conforto nella sua guida". Sarebbe stato dopo una confessione molto sofferta, secondo quanto racconta Giorgio, durante una sua crisi irrefrenabile di pianto, che il prete lo avrebbe invitato nella propria stanza alla Casa del Clero, non distante dal Santuario, e lì lo avrebbe accolto all'uscita dal bagno in palesi atteggiamenti seduttivi e completamente svestito.
Giorgio non nega che sia nata una sorta di relazione tra lui e don Mario, un rapporto anche chiacchierato nell'ambiente, tanto che in una registrazione video lui e il prete discutono di come gestire i pettegolezzi e i giudizi severi dei confratelli che hanno compreso con chiarezza cosa c'è tra i due. "A un certo punto mi sono addirittura dovuto difendere perché al santuario alludevano al fatto che gli stessi estorcendo del denaro - racconta - so per certo, invece, che uno dei due uomini che lo accusavano nell'inchiesta del 2007, un certo Gregorio, si presenta ancora oggi, regolarmente, a chiedergli somme di denaro e che lui gliele dà, una volta io stesso l'ho fermato davanti al Santuario e ho visto che gli stava passando 400 euro. Io non so perché, ma so di certo che prende spesso soldi da don Mario". Giorgio, per evitare qualsiasi accusa di estorsione, ha fatto firmare a Vaudagnotto, e a due testimoni, un foglio nel quale dichiara di non essere mai stato ricattato, né di avergli mai dovuto elargire favori o denaro.

"Ho tantissima documentazione che testimonia l'assoluta inconciliabilità del ministero sacerdotale per don Mario che ha rifiutato di confessarmi per non incorrere in auto scomunica come prevede il codice di diritto canonico - dice - ho fatto decine di segnalazioni ma mai nessuna delle autorità ecclesiastiche ha preso in considerazione ciò che dicevo o provavo". Esauriti i riferimenti nel mondo cattolico l'uomo Giorgio si è rivolto ai mezzi di informazione annunciando che stava raccogliendo le segnalazioni di abusi di preti omosessuali nei confronti dei fedeli. "Sono spinto ad agire in questo modo - scrive Giorgio - non per motivi di astio o di rancore né perché mi senta investito di un potere inquisitorio che assolutamente non mi compete, ma solo ed esclusivamente in quanto credente e, come tale, destinatario dell'esplicito invito rivolto recentemente dal Santo Padre a denunciare tali fatti".
(24 giugno 2011)

Tratto da:
http://torino.repubblica.it/cronaca/2011/06/24/news/diacono_accusa_ero_fragile_quel_prete_ha_abusato_di_me-18146038/


E’ come nei lager chiamati centri di identificazione e di espulsione nei quali i magistrati non vanno a verificare: domani chi dovrà rispondere di delitti contro l’umanità?
Ne risponderà Giorgio Napolitano come Presidente della Repubblica o tutti gli italiani che hanno finto di non vedere o i magistrati che si sono fatti complici di quelle atrocità?
“Ma se ci sono delle atrocità devi dimostrarlo!” Sento bofonchiare un individuo moralmente corrotto come Caselli e i suoi compagni nelle Procure! No! Non lo devo dimostrare. Mi è sufficiente il sospetto. Mi è sufficiente l’esperienza: sono i magistrati che devono garantire che là non vengano commessi crimini. Sono i giornalisti e l’informazione che deve entrare nei lager. Sono i Presidenti di Regione che devono essere presenti. E’ il Presidente della Repubblica che deve garantire a me, singolo cittadino, la certezza nel diritto: non si può permettere di garantire ai torturatori l’impunità nelle torture solo perché nessuno lo sa, o meglio, troppi fingono di non sapere.
Così Mauro Vaudagnotto può gestire indisturbato la sua cloaca.

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28 giugno 2011
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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